Assicurazioni, l'incubo del bonus-malus
20/12/2000 10.55.00
Tra assicurazioni e utenti da qualche tempo non corre buon sangue. Una pioggia di reclami sta infatti sommergendo le compagnie. Le proteste riguardano anche i mesi estivi. Infatti, secondo l'ultimo bollettino dell'Isvap, l'istituto di vigilanza sulle assicurazioni ci sono stati 6.609 reclami diretti a compagnie assicurative e tra questi ben 4.798, pari all'82,49% del totale, riguardavano l'Rc auto, un settore sempre più oggetto di scontro tra gli automobilisti e le assicurazioni. L'Isvap ha anche quantificato le proteste distribuendole secondo le aree geografiche. Nel trimestre luglio-settembre di quest'anno si registra il maggior numero di reclami dall'Italia Meridionale: sono ben 1.961, il 33,72 per cento del totale; segue l'Italia settentrionale con 1.792, il 30,81 per cento; al terzo posto il Centro con 1.521 reclami, il 15 per cento; e infine le isole con appena 529, mentre si registrano anche 13 reclami dall'estero. Alto anche il numero delle sanzioni che l'Istituto di vigilanza sulle assicurazioni ha comminato alle compagnie: 286 processi verbali, per un massimo di circa 1,3 miliardi di lire, per un pagamento in forma ridotta di circa 438 milioni. Gli utenti, sostenuti dalle associazioni dei consumatori, continuano a protestare per i continui rincari, che hanno raggiunti livelli superiori a quelli degli altri Paesi europei: secondo l'Antitrust in poco più di 5 anni il premio medio è cresciuto del 96,5%. Di qui la maxi-multa di 700 miliardi inflitta alle società. Le compagnie, dal canto loro, si giustificano sostenendo che è tutta colpa non solo dell'aumento degli incidenti, ma della crescita notevole delle frodi da parte dei cosiddetti furbi. Tant'è che il presidente dell'Ania, l'associazione delle assicurazioni, Alfonso Desiata ha sostenuto che il fenomeno delle frodi sta diventando sempre più grave . Insomma, l'italiano che riesce a sottrarre alla compagnia di assicurazione qualcosa non dovuta, non crede di commettere un reato, non avverte alcun senso di colpa, anzi si considera furbo per essere riuscito con i soliti marchingegni ad ottenere qualcosa anche se l'auto non ha ricevuto nemmeno un graffio. Ecco perché‚ Desiata ha invitato avvocati, medici legali e magistrati a fare maggiore attenzione ai controlli per prevenire le frodi che secondo una stima della stessa Ania raggiungono i 600 miliardi l'anno. Denaro che le assicurazioni non perdono, perché‚ scaricano il maggior onere sui clienti. Anche se loro sostengono che il danno complessivo si aggiri sul 15% del totale della raccolta premi. Se a questo si aggiunge che in Italia in questo settore, come in molti altri, pur essendoci un gran numero di società, non esiste concorrenza, perché‚ spesso queste fanno "cartello", cioè si accordano tra loro sui prezzi da praticare, in modo che nessuno resti danneggiato. Tanto c'è sempre l'assicurato che paga e che non può rivolgersi da nessun'altra parte (a meno che non scelga qualche compagnia straniera). Il fenomeno è talmente conosciuto e praticato che, da un sondaggio commissionato dalla stessa Ania alla Cirm, è venuto fuori che gli italiani hanno la convinzione che una persona su due "freghi" in qualche maniera le assicurazioni e che la frode di questo tipo venga considerata "peccato veniale", mentre il sistema giudiziario viene ritenuto "poco affidabile". La fantasia italica non ha limiti. Basti pensare che le compagnie sono costrette a stampare gli attestati di rischio con la filigrana, come fossero banconote. Infatti, tra le tante truffe c'è anche quella, meno nota, di falsificare l'attestato. E questo per evitare il cosiddetto "bonus-malus". Sul certificato, infatti, viene annotata la classe di merito che consente di valutare il tasso di "sinistrosità" dell'automobilista. Più basso è questo parametro, meno si paga. Così, con un falso attestato che può stampare una qualsiasi tipografia, o forse è possibile riprodurre con lo scanner e il computer, si possono scrivere i numeri che fanno più comodo. Forse non tutti sanno che siamo il Paese col maggior numero di incidenti in Europa, ma nessuno è in malus (tranne il solito "sfigato"), anche perché‚ gli attestati vengono prodotti in un certo numero di copie e venduti agli interessati. Per far fronte a questa situazione, recentemente è stato siglato un protocollo d'intesa tra compagnie di assicurazioni e le associazioni dei consumatori, con la speranza di reprimere le frodi e ridurre i premi. Certamente è un grosso passo in vanti, non foss'altro perché‚ le compagnie dopo non avranno più alcun alibi per giustificare gli aumenti, fuori inflazione. Ma il cattivo rapporto tra consumatori e assicurazioni, supera perfino quello tradizionale con le banche. E questo avviene anche nel settore delle polizze vita, dove - secondo un recente sondaggio del Sole 24 Ore - un risparmiatore su due giudica insufficiente la trasparenza delle polizze e 1 su 10 è addirittura pentito di averne stipulata una. E tutto perché‚ sono poco chiari sia i costi, sia i rendimenti, che le prestazioni: su un campione di 1.300 risparmiatori, il 32% non è soddisfatto dal rendimento della propria polizza vita, mentre il 27% ammette di non essere in grado di identificarlo e il 44% ne conosce i costi solo in parte, mentre il 22% non li conosce affatto. In conclusione, i consumatori dovrebbero evitare le frodi che alla fine si ritorcono solo su loro stessi, mentre le compagnie devono effettuare i relativi controlli (che spesso non fanno in maniera adeguata, forse per giustificare gli aumenti), ma il mercato va calmierato: non è più possibile che per la negligenza di una parte degli automobilisti, a pagare siano tutti. Il governo dal canto suo deve garantire una reale concorrenza, perché‚ dal 1994, anno della liberalizzazione, non si è passati al libero mercato, ma a una sorta di oligopolio protetto (come avviene per le banche) che non permetterà mai all'Italia di essere un Paese moderno che tutela i cittadini.
Felice de Sanctis - La Gazzetta del Mezzogiorno
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