Fatti neri dalla macelleria rossa
23/01/2007 23.34.00
Politica ed economia sono da sempre intrecciate, nel bene e nel male: per i vantaggi che possono procurare ai cittadini o per i danni che producono con errori e tangenti. Il bipolarismo imperfetto non riesce a trovare una sintesi politica, ma ha creato già una divisione netta nel Paese, come confermato dalle ultime elezioni. Ma che per rivalità politiche si arrivasse a boicottare un’attività economica, era raro. Ma è accaduto anche questo nel Ferrarese, terra passionale culla del fascismo e del comunismo, in una regione che ha avuto come protagonisti di mitici scontri politici i guareschiani don Camillo e Peppone. In un piccolo Comune, Gorino, il centrodestra, dopo anni di governo, ha perduto le elezioni. E lo scontro delle opposte culture è finito in... macelleria. I clienti di quest’area per ritorsione hanno deciso di boicottare proprio la macelleria «rossa» del paese, gestita da due anni dalla segretaria cittadina dei Ds. Stesso trattamento avrebbero voluto riservare al medico condotto, «reo» di essere andato nella lista di sinistra. Ma questa operazione non è riuscita: alla carne si può rinunciare, alla salute no. La macelleria «rossa» non si data per vinta e col marito si è spostata a una manciata di chilometri nella vicina Goro e hanno ripreso la loro attività. I cittadini sono rimasti senza carne, ma con l'onore vendicato. Quando si dice, contro la macelleria, un’operazione di bassa macelleria. La Gazzetta del Mezzogiorno - 1ª pag. 8.9.2006 8.9.2006
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