Difficile sfuggire alla spietata legge della concorrenza
10/05/1994 22.01.00
FELICE DE SANCTIS Tira aria di ripresa. Il vento non è ancora forte, ma comincia già a farsi sentire. Sono le piccole e medie imprese a dare i primi timidi segnali dell’ inversione di tendenza, dopo un lungo periodo di recessione. Un dato sintomatico viene dalla rilevazione trimestrale dell’Unioncamere: c’è una frenata nella mortalità delle imprese. Fino a qualche tempo fa l’emorragia era continua. Ora è stata, in parte, tamponata, anche se la ferita sanguina ancora. La legge del mercato è inesorabile: o si regge alla concorrenza oppure si muore. E dietro ogni «decesso» ci sono mille drammi umani di chi perde il posto di lavoro, ma anche dell’imprenditore che perde la propria creatura, alla quale magari ha dedicato una vita. In Italia, in realtà, si sta creando una specie di dualismo economico: il passaggio forzato all’internazionalizzazione dei mercati ha avvantaggiato le aziende impegnate nell’export che sono cresciute e hanno creato nuovi posti di lavoro, ma ha danneggiato quelle legate al mercato interno, le quali a causa della recessione, a cui si è aggiunto il blocco degli investimenti pubblici, hanno subito il contraccolpo del calo dei consumi e sono state lentamente emarginate dal mercato fino a restare dissanguate. Ora la tendenza negativa si va arrestando. Si registra anche un segnale di speranza per il futuro: nascono ogni giorno 904 nuove imprese. Non è un record, ma rappresenta pur sempre un tasso di natalità abbastanza elevato, soprattutto in una situazione di recessione e di crisi economica. Ancora una volta è stata confermata la capacità del nostro Paese di reagire alle difficoltà. Le piccole e medie imprese stanno facendo la loro parte. Adesso tocca al governo avviare quei provvedimenti fiscali e finanziari, con gli incentivi necessari a rilanciare soprattutto gli investimenti. Non si crea occupazione senza investimenti. Gli investimenti non si possono fare senza ridurre i costi di produzione. E’ un circolo vizioso, un cane che si morde la coda. Solo una nuova politica industriale può modificare profondamente lo scenario. Meno oneri e più incentivi: è una strada obbligata per utilizzare tutto il potenziale delle piccole industrie, il vero motore della ripresa. La Gazzetta del Mezzogiorno - economia 10.5.1994
Felice de Sanctis
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