Borsa, vendite da panico
I titoli tecnologici trascinano giù i listini
20/05/1999 18.46.00
Negli Stati Uniti le chiamano "panic selling", in Italia si traduce semplicemente con "vendite da panico". È l'effetto paura a determinare il crollo delle Borse: quando si innesca una corsa alle vendite, la razionalità non ha più spazio. E i "buoi", ma non solo loro, corrono a sbarazzarsi di titoli scomodi. A trascinare giù i listini sono soprattutto i cosiddetti titoli tecnologici, dei quali tanto si sta parlando. Le azioni della new economy stanno creando grandi speranze, diffondendo grandi attese, ma favorendo grandi errori. C'è chi vede in queste società tecnologiche un Eldorado da rincorrere, come un'epica corsa all'oro che può permettere rapidi arricchimenti e chi, invece, è sempre più scettico, prevedendo perdite clamorose, al limite del fallimento o del suicidio. A scatenare l'Orso (cioè le perdite) in Borsa è stato l'incubo del rialzo dei tassi e quindi il possibile aumento del costo del denaro, che renderebbe meno remunerativi gli investimenti. E dopo l'aumento del costo del denaro negli Stati Uniti, molti risparmiatori temono un rincaro anche in Europa: la riunione della Banca centrale europea è prevista per giovedì e difficilmente Duisenberg resisterà alla tentazione di ritoccare i tassi per evitare un rialzo dell'inflazione. Ma ormai è la new economy il motore del rialzo o del ribasso delle Borse. La grande corsa verso tutto ciò che aveva sapore di Internet ha provocato anche acquisti audaci di titoli senza prospettive. Del resto anche titoli promettenti sono sopravvalutati e quindi gonfiati. Era inevitabile che alla fine si sgonfiassero. Allora, sta finendo l'era dei titoli tecnologici? Non ci sembra. La new economy sarà protagonista del futuro. Lo dimostrano gli ingenti investimenti che le aziende stanno facendo su Internet: nessuno rischia di giocarsi consistenti capitali per qualche "patacca". Si sta passando dall'entusiasmo eccessivo al pessimismo ingiustificato. Credere in questo futuro non solo conviene, ma è necessario. Ricordate lo scetticismo di tanti quando si cominciò a parlare di Internet? "Roba per ragazzi", si disse. Poi, lo sviluppo della rete e la sua diffusione, hanno fatto ricredere molti operatori economici. Ora tutti investono su questo "prodotto". Cosa accadrà oggi? Se prevarrà il "week-end effect", l'effetto del fine settimana, i risparmiatori correranno a vendere dietro la spinta inconscia delle notizie negative di tv e giornali e Piazza Affari registrerà un altro scivolone, facendo, però un ulteriore passo avanti verso un reale assestamento del mercato dei titoli supervalutati. Se, invece, nei risparmiatori prevarrà la prudenza l'indice dovrebbe tenere. Nessuno può fare previsioni certe, altrimenti gli economisti sarebbero tutti miliardari, ma ci si augura un atteggiamento razionale. Del resto, come è stato ricordato nei giorni scorsi la Borsa di Milano dall'inizio dell'anno (scivoloni compresi) ha guadagnato il 3,9%, più di mercati europei quotati come Londra (-12,77%) o Francoforte (+0,44%). Senza parlare poi della "mitica" Wall Street che finora perde il 7,57%. Forse un po' di ottimismo e di fiducia non guasterebbe, anzi farebbe sicuramente bene alla nostra economia nel suo complesso. Benzina (o petrolio) permettendo.
Felice de Sanctis
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