Fritto misto
15/07/1998 3.55.00
Tempo di vacanze, ma la politica molfettese non va ancora in ferie. Si attende la prima riunione del consiglio comunale, fissata per il 3-4 agosto, che dovrebbe procedere alla proclamazione degli eletti e insediare ufficialmente la nuova assise cittadina. Nel frattempo gli inquieti gruppi politici del centro-destra, ancora sotto choc per la sconfitta elettorale, non trovano pace. C’è chi cerca una collocazione, chi contratta un passaggio di gruppo, chi inventa nuovi movimenti: insomma, sembrano in preda a convulsioni. In tutto questo agitarsi sconnesso, dalla fervida mente del solito regista occulto è stato “partorito” un altro gruppo, un indistinto “Movimento pugliese”, che si è presentato alla città con una frettolosa manifestazione nei locali dell’Apicella e la fulminea apparizione di due o tre personaggi, utili a richiamare qualche curioso: Tatarella, Tremonti e - indovinate un po’? - il leghista Maroni nella camaleontica veste di federalista (ma come fa chi si dice liberale e moderato ad andare d’accordo con i leghisti che proclamano la secessione: la Lega, i “polli” li trova anche al Sud e questo è più grave). Ospiti autoinvitatisi e poco graditi della manifestazione (a giudicare dalla tardiva applicazione di una striscia stampata con i loro nomi sul manifesto e dalle proteste del presidente provinciale Centrone nei confronti del quotidiano “Barisera” per aver osato pubblicare la foto del cognato, sen. Azzollini, accanto a quella di Tatarella e Tremonti) erano appunto il sen. Azzollini e l’on. Amoruso. Ma Forza Italia fa parte o no di questo Movimento, perché quest’ultimo vuole prendere le distanze dal senatore forzista? Dopo aver tirato fuori dal cappello a cilindro l’ “Unione di centro” e la “Costituente liberaldemocratica”, ora ecco l’invenzione del “Movimento pugliese”: la fantasia politica non ha limiti, specialmente quando si tratta di trovare una collocazione meno imbarazzante di quella del Polo, dopo la batosta elettorale. Ma cos’è questo neonato movimento? Abbiamo chiesto informazioni, ma ci sono state fornite poche spiegazioni da qualche suo esponente, che invece ci ha preannunciato (a breve?) un comunicato esplicativo degli obiettivi e delle finalità del movimento. Ci chiediamo: è un duplicato dell’Unione di centro? Una fotocopia? E la nascita di questo movimento significherà la fine dell’altro, oppure conviveranno entrambi, con le stesse persone. In realtà il movimento è un po’ di Centrone, un po’ di De Candia, un po’ di de Luca, un po’ di De Sario, un pizzico di Tatarella (che non guasta, ma Azzollini c’azzecca o non c’azzecca), un po’ di liberali, un po’ di ex forzitalioti, un po’ di ex democristiani, un po’ di opportunisti (quelli non mancano mai), qualche ex socialista per rendere più appetitosa la ricetta di questo fritto misto tipicamente estivo. Ma mentre gamberi, triglie, calamari, merluzzetti, ecc. legano bene insieme, l’altra frittura difficilmente riuscirà ad amalgamarsi, col rischio di risultare indigesta. Queste prove tecniche di federalismo non ci convincono. Che fine ha fatto in questo progetto Annalisa Altomare? Chi l’ha vista? Alla manifestazione del movimento non c’era. Anche lei non invitata? E’ stata già “scaricata” dai suoi alleati? Nessuno sembra riconoscerle il ruolo di capo dell’opposizione, che le spetterebbe dopo la campagna elettorale condotta come candidato sindaco. Debole. E questa è ancora una conferma, se mai ce ne fosse bisogno. Intanto il 7 luglio si è ripetuto stancamente, tranne qualche penoso battibecco sui giornali, il rito della commemorazione del 6° anniversario della morte del sindaco Carnicella. Manifestazione per il centro-sinistra davanti al ceppo che ricorda l’assassinio, semplice manifesto celebrativo del centro-destra. La cultura della legalità, forse, non ha ancora messo radici in questa città. Intanto la nuova giunta comunale (indicata in anteprima assoluta, anche sui quotidiani, nello scorso numero di Quindici, un nostro vero scoop, quasi l’avessimo suggerita noi, tenuto conto dell’assoluto riserbo del sindaco e dei partiti, che non avevano voluto rivelarci i nomi) è già al lavoro per non perdere tempo prezioso e per evitare vuoti durante la pausa estiva. Nella coalizione di centro-sinistra l’euforia della vittoria elettorale ha riassorbito qualche dissenso, mentre cominciano i problemi con i Movimenti. Ad essere in difficoltà è soprattutto “Molfetta che vogliamo”: non ha più una sede e la presenza la suo interno di anime diverse, rischia di disperdere il frutto di un successo elettorale, dovuto anche ad una posizione fortunata del simbolo sulla scheda e all’identificazione totale con l’Ulivo. Problemi anche per il “Percorso”, come viene spiegato in altra pagina. I più inquieti sono gli ex democristiani e gli ex socialisti, i quali hanno subito la sconfitta elettorale più bruciante. Fra questi Lillino Di Gioia che, con soli 150 voti, non è riuscito nemmeno a farsi eleggere. Ma lui non demorde. Abbandonate le sponde del Cdu, il prode Lillino sta veleggiando verso l’Udr di Cossiga, sembra in compagnia di un altro illustre sconfitto, Franco Visaggio, ex socialista, ex Confronto, ex Upr, poi ritornato sotto l’ala finocchiariana, per poi staccarsene in tempo prima della sconfitta. Insomma la politica come mestiere e quando si resta disoccupati (e Di Gioia lo è da troppo tempo, è necessario cercare lavoro, “forte delle passate esperienze”. Ma la gente non lo aveva bocciato? Forse lui crede nella risurrezione o nella reincarnazione, nei cui pratica democristiani e socialisti sono maestri, capaci di attraversare incolumi prima e seconda repubblica, magari per fondarne una terza, magari una Rifondazione democristiana. Del resto ci sono riusciti i comunisti a creare Rifondazione, perché non può nascere Rifondazione democristiana? Di Finocchiaro non si hanno notizie. Starà viaggiando tra Roma, Parigi e i Caraibi: secondo un giornale tornerà ai patri lidi a settembre. Del resto in una recente intervista ha fatto capire che era troppo impegnato “nei suoi studi” per occuparsi di Molfetta. Ma non aspirava a diventare sindaco? Non voleva diventare “di fatto il padrone della città dall’opposizione: lo abbiamo fatto per 20 anni - aveva dichiarato nell’ultimo comizio prima della disfatta - lo faremo per i prossimi 20”? Forse avrà cambiato idea. Insomma, un panorama sconsolante. Eppure dopo l’esperienza della passata legislatura con un’opposizione inesistente, sarebbe stato utile avere un confronto politico all’interno del consiglio comunale, dove, tra l’altro, sono presenti molte “matricole”. L’estate è ancora lunga e l’autunno lontano, ma le prime piogge rischiano di trascinare con sé quello che resta dell’opposizione. E non è un bene per la democrazia, che però è fatta dagli uomini. QUINDICI - 15.7.1998
Felice de Sanctis
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