Qualità della politica
15/09/1998 15.58.00
Si parla tanto di qualità della vita e poco della qualità della politica. Eppure proprio da quest’ultima dipende la prima. La gente, oggi più di ieri, quando si fa riferimento alla politica la considera in senso negativo: trionfo degli interessi personali, corruzione, imbrogli ecc. A consolidare questa “fama” di una “disciplina” che dovrebbe essere nobile, contribuisce lo scenario italiano dove un uomo per difendere interessi personali e censurabili, “scende in campo” e blocca l’intero sistema in attesa che gli venga riconosciuta l’impunità al di sopra della legge. Ma quel che è più grave, è che c’è gente che segue questo Cavaliere che non ha nulla dei nobili cavalieri medievali. Il risultato è lo scadimento della politica ad affare, proprio dopo la stagione di Tangentopoli che sembrava aver liberato il sistema italiano dal forte intreccio con gli interessi di bottega, strada naturale per la corruzione identificata con i partiti politici. Già Gaetano Salvemini in una lettera a Tommaso Fiore scriveva: “basta che dalla politica militante tu sia uscito per sempre: quella non è pratica per la gente onesta”. E, caduto il muro di Berlino e le ideologie del Novecento, sono nati i Movimenti, segno che la gente ha bisogno di politica, anche quando dice di rifiutarla. E i Movimenti hanno provveduto a rinnovare la classe dirigente, distruggendo apparentemente il vecchio sistema di potere, che in realtà è sopravvissuto, facendosi solo da parte, in attesa di tempi migliori. E il sistema del “bipartitismo imperfetto” non è riuscito a perfezionarsi, malgrado i referendum, Segni e Di Pietro. Eppure il problema era sentito fin dai tempi di Massimo d’Azeglio che ammoniva: “Meno partiti ci sono, e meglio si cammina. Beati i Paesi dove non ve ne sono che due: uno del presente, il Governo; l’altro dell’avvenire, l’opposizione. Un tale stato di cose è segno della robusta salute d’una nazione; è segno che in essa le questioni di vera utilità pubblica soffocano le questioni d’utilità private, di persone, di sette ecc.”. Così oggi restiamo in un meccanismo bloccato, dopo una rivoluzione a metà, che ha cancellato i vecchi partiti, che erano già tanti. Per non aver avuto il coraggio di andare fino in fondo verso il bipartitismo perfetto, ci ritroviamo in un sistema che ha moltiplicato i partiti. Con un danno in più: non esiste un collante ideologico, ideale, morale. Il risultato? Una grande depressione, soprattutto a sinistra. E nella nostra città, la spaccatura interna ai Ds è, forse, la rappresentazione concreta di questo disagio. Arrivata dopo anni al governo la sinistra si divide e rischia di perdere la propria identità. “Ma esistono ancora e quali sono i luoghi della politica? Le sedi dei partiti? Le feste dell’Unità, pur affollate?”, si chiedeva qualche giorno fa Miriam Mafai dalle colonne di “Repubblica”. E il dibattito politico dove è finito? Sui giornali? Nemmeno. Gli uomini politici attuali sembrano insensibili a qualsiasi stimolo. I cittadini chiedono risposte? E loro, anche a Molfetta, tacciono, non rispondono: c’è il rischio di esporsi troppo, di fare promesse o dire cose che poi non si riescono a mettere in pratica. Allora ha ragione il poeta francese Paul Valery quando dice che “la politica è l’arte di impedire alla gente di immischiarsi negli affari che la riguardano?”. E che dire delle recenti riflessioni di Giuliano Amato sulla parcellizzazione dei partiti e delle forze politiche. Con quali risultati? Si è passati da un sistema che cooptava la sua classe dirigente, a uno che favorisce la libera candidatura e permette l’elezione di chi, poi, alla prova dei fatti, si rivela inadatto al ruolo che va ad assumere (l’avevamo ammonito quando ci siamo ritrovati alle elezioni amministrative con una valanga di partiti e di candidati: sanno costoro, qual è il compito che li attende?, scrivevamo allora). Per avere una conferma di tutto ciò, basta assistere ad una riunione dell’attuale consiglio comunale. Altro che volare alto, come auspicava qualcuno: qui si vola a livello del terreno. Come formare oggi la classe dirigente? Dove? Come organizzare la partecipazione sociale, dopo il superamento delle contrapposizioni ideologiche. Con i partiti? Ma le sezioni sono sempre deserte. Con i movimenti? Ma la società civile, dopo la campagna elettorale, torna al suo lavoro, alla famiglia, al privato, perché non trova spazio nel pubblico. O perché non riesce a trasformarsi in partito? E la crisi del “Percorso” è sintomatica da questo punto di vista. Così, dopo il rifiuto dei partiti di massa, organizzati in modo militare e clientelare, che giustamente nessuno vuole ricostruire, ci si trova di fronte a Movimenti che non sanno chi rappresentano o peggio a partiti formati solo da singoli personaggi che, messo da parte il dibattito politico, si manifestano attraverso la difesa, nemmeno tanto velata, di interessi particolari. Si tornerà ai politici di mestiere? In questo vuoto istituzionale, ma soprattutto politico, avanza il cosiddetto “partito dei sindaci”, simbolo di un federalismo in fieri, ancora molto indefinito. Dove è finita la politica a Molfetta? Dove sono i luoghi della mediazione politica? E i giovani ci guardano. E scelgono o l’anarchia o l’apatia. Provate ad ascoltare i discorsi in giro, non solo quelli dei giovani. Sembra che l’interesse sia rivolto solo al sesso, alla performance di una certa Monica, che va tanto di moda o alle varie luci rosse locali, vere o presunte. Al di fuori della fascia lodevole del volontariato, chi parla di impegno? Chi considera la politica un servizio? Qual è il ruolo di un sindaco, oggi? Cosa la gente si aspetta da lui e cosa egli può offrire? Tutti sanno solo chiedere da un posto di lavoro (che pure manca ed è tanto necessario) o una presidenza di commissione o di condominio, per acquistare “visibilità”, come si dice oggi, perché è più importante apparire che essere. “Non chiedete che cosa il vostro paese può fare per voi, ma che cosa voi cittadini potete fare per il vostro paese”, disse il presidente americano John Kennedy (foto) nel suo discorso di insediamento. Ma non è più attuale. QUINDICI - 15.9.1998
Felice de Sanctis
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