Mai dire mai
15/03/1998 11.05.00
E così il Polo, dopo un lungo travaglio, tante sofferenze e divisioni è riuscito a partorire un candidato sindaco: Annalisa Altomare. Sembrerebbe questa la notizia più importante del momento, ma in realtà è un’altra: quella del ritiro della propria autocandidatura da parte di Lillino Di Gioia (foto). Lo ha confermato a denti stretti lui stesso nel corso di una conferenza stampa. La rinuncia di Di Gioia pone molti interrogativi, prima fra tutti qual è il prezzo pagato per raggiungere questo risultato ad un personaggio partito largamente in anticipo e che sembrava fermamente deciso a continuare fino alla fine? Lo stesso Di Gioia aveva affermato di non essere disposto a rinunciare e di voler “arrivare fino in fondo” anche a costo di andare solo con le sue liste civiche, senza il sostegno di un’aggregazione di più ampio respiro (Quindici gennaio ‘98). Cosa è accaduto allora? Perché ha deciso di gettare la spugna? Di Gioia si è, forse, reso conto che al di là delle sue speranze non c’erano possibilità per lui di vincere la competizione elettorale, soprattutto di fronte alle resistenze del Polo e delle altre forze di centro-destra a sostenerlo? Troppi interrogativi sul ritiro di Di Gioia All’inizio della sua campagna elettorale, Di Gioia aveva affermato che si sarebbe fatto da parte solo di fronte a una candidatura più rappresentativa e di più alto livello (come, ad esempio, sarebbe stata quella di Enzo de Cosmo). Ma con tutto il rispetto per Annalisa Altomare, non ci pare che l’ex sindaco possieda un profilo politico e un pedigree più elevato rispetto a Di Gioia. Allora, qual è il motivo di questa scelta, che ci appare come una candidatura debole? Forse la possibilità di aggregare il voto cattolico? Oppure il tentativo di eliminare un personaggio definito ingombrante, come Lillino? E come mai il Polo non ha pensato subito all’Altomare? Quali riflessi avrà questa situazione nel Cdu, dove militano entrambi? Fuori del Cdu appaiono incomprensibili anche le posizioni dell’Udc (l’unione di centro) e del gruppo dei liberaldemocratici in forte dissidio con “Forza Italia”, al punto di abbandonare il partito fin quasi a svuotarlo (dove sono finite le accuse di Pino de Candia pubblicate sui manifesti e la coerenza, che almeno a Molfetta, non è una virtù?) e di “Oltre il Polo”, anch’esso critico nei confronti del sen. Azzollini? E quest’ultimo ha forse temuto di restare isolato e senza truppe? Tutti insieme appassionatamente Insomma, questa riconciliazione appare una sorta di “volemose bene” forzato. E sospetto. Ma in politica non bisogna “mai dire mai”. Anche quando si parla di Francesco Visaggio il quale dopo aver dichiarato che “in giro nessuno parla di Finocchiaro, lui non ha spaventato nessuno e nessuno oggi dà credito alla sua candidatura, tranne qualche sprovveduto; oggi si deve parlare in termini di aggregazione e per lui non c’è spazio, Finocchiaro è isolato” (Quindici marzo ‘97) adesso (si è iscritto al partito degli sprovveduti?) decide di andare proprio con lo stesso Finocchiaro, il quale dopo averlo attaccato sul suo bollettino “Controcorrente”, ora (per timore di restare da solo?) lo accoglie come il figliol prodigo? E i socialisti, dopo aver tuonato per mesi ed essere usciti dalla maggioranza per questo motivo (almeno a loro dire), hanno già dimenticato la storia della maglia-mercato ortofrutticolo alla quale, a loro dire, sarebbe stata interessata l’Upr (oggi rimasta in due con Visaggio e Salierno)? Ci sono troppi bugiardi della politica. Allora la politica è fatta di bugie? Non lo crediamo. Abbiamo solo l’impressione, di fronte alle metamorfosi del Polo, di assistere a un film già visto, di un “ritorno al passato”, anche per ciò che sta avvenendo a livello nazionale sotto la regia di Cossiga. Anche a Molfetta trionfa il gattopardismo: cambiare qualcosa per non cambiare nulla. E per fare questo occorre cancellare in fretta questi ultimi quattro anni dell’amministrazione Minervini. Poi tutto tornerà come prima, si faranno le grandi opere pubbliche sognate da Di Gioia la politica dei grandi finanziamenti: i due autocandidati si sono dichiarati bravissimi nel trovare fondi pubblici (ma i soldi dove sono?), la zona Asi e soprattutto la 167, con tutti i crismi dell’efficienza e non con le improvvisazioni degli attuali amministratori. È questo il collante che tiene insieme forze politiche e personaggi fino a ieri l’un contro l’altro armati: la voglia di dimostrare alla città le proprie capacità e la propria efficienza, magari resuscitando, sotto altre spoglie il nefasto pentapartito degli anni ‘80? Una bella marmellata Per realizzare questa bella marmellata è stato sacrificato anche il presidente di An, Franco Stanzione, messo nelle condizioni di dimettersi, per sgombrare il campo da un personaggio forse scomodo e al quale - pur trovandoci in profondo dissenso con la destra - va riconosciuta almeno una coerenza politica. Gli schieramenti in campo, dunque dovrebbero essere quelli dei due Poli di centro-destra e di centro-sinistra (Ulivo); Finocchiaro appare isolato (anche il vecchio leone si ritirerà?), ammenocché vista la grande simpatia con cui la destra di An lo segue, non decida di aggregarsi al Polo. Per i cittadini è difficile capire questi giochi della politica, che rischiano di far fuggire anche coloro che avevano scommesso su un cambiamento e si erano impegnati attivamente, riscoprendo quella politica come servizio che ha visto la società civile protagonista. Sarà una bella battaglia e vinca il migliore. Non il più furbo. QUINDICI - 15.3.1998
Felice de Sanctis
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