Tranquilli evasori: c’è sempre un condono in vista
Lo Stato non sa farsi pagare le tasse
26/08/1989 2.49.00
Siamo un popolo di contribuenti e di... evasori. Non è una contraddizione. Da noi ci sono contribuenti (i lavoratori dipendenti) sicuri ed evasori (gli autonomi) più o meno sicuri... con l’aiuto dello Stato, che non riesce a far pagare le tasse a tutti. In compenso il Governo emana periodicamente bollettini di vittoria: «Nel mese di luglio il fisco ha recuperato decine di miliardi»; «le entrate tributarie sono aumentate del 20 per cento». Che si alternano con quelli di resa: «Evade il fisco un contribuente su otto». Anzi c’è chi non ha mai avuto nel proprio vocabolario la parola «tasse». Così, in questa «guerra» dalle alterne vicende lo Stato cerca in tutti i modi di recuperare le «pecorelle smarrite», promettendo condoni e perdoni. E i lavoratori dipendenti stanno a guardare. Lo Stato non solo non riesce a far pagare gli «autonomi», ma non sa nemmeno calcolare quanto guadagnano. Di qui l'interessante iniziativa del ministro delle Finanze Formica di chiedere la collaborazione degli stessi evasori: «Aiutateci a farvi pagare le tasse». E’ questo il senso dl una lettera che verrà spedita al primi di settembre a 3 milioni di commercianti, artigiani e lavoratori autonomi - come hanno già anticipato i giornali - unita ad un questionario per accertare «elementi utili a definire i coefficienti di reddito in maniera il più possibile aderente alla realtà». Il ministero delle Finanze contemporaneamente si preoccupa di rassicurare i contribuenti sul fatto che il questionario dovrà essere restituito in forma assolutamente anonima e che la «scheda informativa» sarà utilizzata a fini esclusivamente statistici. Tutti tranquilli dunque, nessuno chiede confessioni staliniane, solo un gioco di società, magari per ingannare la noia dell’estate. Ma al ministero credono molto in quest’occasione offerta ai contribuenti. E' in pratica, una «scommessa». E per superare «l’atmosfera di incomprensione» e avviare un «più trasparente e franco rapporto tra fisco e contribuente», si spera che gli elementi forniti dal questionario «corrisponderanno alla realtà aziendale o professionale e saranno perciò effettivamente significativi per elaborare coefficienti presuntivi reali». Il fisco, infatti, non è cattivo: basti pensare alle previsioni ottimistiche che fa sui guadagni di artisti e calciatori. Per questi - come rileva Oliviero Franceschi nel suo volume «Come si applica il condono fiscale» - il reddito base stimato «congruo» dal fisco è di appena 10 milioni e 710mila lire riferito a registi, attori e scultori, mentre è solo di 9 milioni 268 mila lire per atleti, calciatori, allenatori e assimilati. Costoro possono evitare controlli «selettivi o a sorteggio», grazie al decretone fiscale del 2 marzo scorso, che prevede sia sufficiente versare per ogni anno «una somma corrispondente a quella indicata al comma 5 dell’art.21, ridotta della metà»: in pratica per mettersi in regola se la possono cavare con sole 500mila lire. E poi Maradona fa tanto il prezioso per tornare in Italia. Tanti suoi colleghi hanno capito che questo è il paese di santi, poeti e navigatori fiscali. «Ad kalendas graecas soluturos», pagheranno alle calende greche: lo diceva già Augusto nella Roma imperiale. Infine mal che vada c’è sempre in vista un condono: siamo un popolo generoso, perdoniamo tutti, dai brigatisti pentiti agli evasori presunti pentiti. Eppure Beniamino Franklin diceva: «In questo mondo non v'è nulla di sicuro, tranne la morte e le tasse». Ma l’Italia non fa parte di questo mondo. La Gazzetta del Mezzogiorno – economia - 26.8.1989
Felice de Sanctis
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