Ferrovie, treni in orario col silenzio stampa
Minacciate severe sanzioni ai dipendenti che parlano con i giornalisti
16/09/2003 14.16.00
Fra poco i treni marceranno in orario, senza più incidenti, né disagi per i passeggeri, anzi questi esprimeranno la loro soddisfazione per un servizio efficiente e puntuale. Un miracolo? No, molto meno: una semplice direttiva del vertice dell’azienda Fs, che ha approvato una «Carta dei Valori Aziendali delle Fs» (scritto tutto in maiuscolo per dare una veste altisonante), una sorta di Costituzione morale, in grado di risolvere ogni problema delle Ferrovie. Come risolvono i loro grossi problemi le Ferrovie? Con una specie di decalogo della correttezza, che punta soprattutto a «regolarizzare» i rapporti con la stampa. Come? Sarà vietato a tutti i dipendenti, perfino ai membri del consiglio di amministrazione di «parlare con terzi», in particolare con la stampa, di argomenti riguardanti l’azienda. Il divieto è a vita. Infatti, l’obbligo del silenzio continua anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro, quando si è in pensione. Nemmeno alla Cia erano arrivati a tanto! E tutto a colpi di severe sanzioni: ai pensionati toglieranno la previdenza? Del resto, non è forse vero che, nella società della comunicazione, se di un avvenimento non ne parlano i media, il fatto non esiste? L’obbligo della riservatezza viene definito «uno dei principi vitali nell’esercizio delle funzioni perché contribuisce alla reputazione dell’impresa». E ora i giornalisti come faranno per avere le notizie? Semplice, basterà rivolgersi alla direzione relazioni esterne, unica depositaria della verità. E tutto questo in nome della «correttezza e della trasparenza»: «i rapporti con i media - si legge nel documento - devono essere trasparenti e coerenti con la politica d’impresa. L’impresa deve presentarsi in modo accurato, coordinato e coerente nel comunicare» e per evitare confusione, ogni rapporto con la stampa «è riservato alla Direzione Relazioni esterne, cui ciascun dipendente, se sollecitato, deve sempre rinviare ogni terzo richiedente». Quella dell’immagine è una preoccupazione ricorrente nel documento, che si intitola «La missione» e come potrebbe essere altrimenti definito il compito di far marciare i treni italiani in orario e senza incidenti, ecco perché ci si richiama ai «valori da condividere». Insomma, le Fs non riuscendo più con mezzi terreni a risolvere la loro disastrosa situazione, si affidano alla potenza divina e a qualche esorcista in grado di liberarle dai giornalisti. Questo ci fa pensare che, naturalmente, gli incidenti avvenivano anche prima, ma non esistendo un’attenzione sulle Ferrovie, i giornali non ne parlavano e quindi i fatti non esistevano. Certo, non è possibile pensare che si sia arrivati allo sfascio in una sola volta. Ma se ci scappa il morto, non ci sarà direzione relazioni esterne che tenga: la notizia verrà fuori. E poi ci chiediamo come faranno a tacitare anche i passeggeri? Non sarebbe meglio se, invece di pensare all’immagine, si fosse scelta la strada più difficile e costosa dell’azione, per modernizzare realmente le linee ferroviarie? Ma nella società virtuale, è più importante apparire (o non apparire) che essere. Questo documento ci riporta indietro di 70 anni, quando durante il fascismo i treni marciavano in orario e non accadevano mai incidenti. Tutto merito della censura del Minculpop (il ministero della cultura popolare), una specie di direzione relazioni esterne dell’epoca. E fra poco sui treni potremo leggere accanto ai cartelli «vietato fumare», anche quelli: «taci, il nemico ti ascolta».
Felice de Sanctis - La Gazzetta del Mezzogiorno
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