Il grande fratello imperversa anche in ufficio
27/10/2005 16.34.00
«Taci, il nemico ti ascolta!»: la retorica fascista aveva coniato questo slogan per assicurarsi il silenzio dei suoi sudditi, ma al contempo aveva disseminato il Paese di spie addestrate proprio ad ascoltare i loro discorsi, per riferirli al capo. Lo slogan ci è venuto in mente leggendo una notizia che proviene dagli Usa: una segretaria è stata licenziata per aver mandato una e-mail all’amica in cui diceva: «Il mio capo è un idiota». A parte il comportamento di quel capo che si è rivelato veramente idiota («un cretino illuminato da lampi di imbecillità», l’avrebbe definito Ennio Flaiano), l’idea di essere sorvegliati anche quando utilizziamo la nostra posta elettronica privata, ci terrorizza. Oltre alla privacy, rischiamo di perdere la libertà di espressione e di movimento. Siamo sorvegliati dalle telecamere per strada, dai badge aziendali che verificano i nostri movimenti, dalle carte elettroniche che registrano tutto dal conto in banca al nostro stato di salute. Se ci tolgono anche il segreto della corrispondenza, è davvero finita. Forse a quei dirigenti tanto scrupolosi da controllare le opinioni dei propri dipendenti andrebbe ricordato il caso di un loro collega condannato per molestie sessuali per aver detto alla propria segretaria: signorina, voglio quel rapporto sulla mia scrivania entro le 9. La legge del contrappasso funziona sempre. La Gazzetta del Mezzogiorno - 1ª pagina - 27.10.2006
Felice de Sanctis
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