Quanti chirurghi sulla scala mobile
L’ipotesi di «sterilizzazione»
29/08/1990 11.02.00
Nuovo allarme per la busta paga. Per i lavoratori che stanno tornando in fabbrica in questi giorni le sorprese non mancano. Dopo la doccia fredda della cassa integrazione (alla Fiat per la prima volta dopo 10 anni ci sarà la sospensione di 35mila unità) e i timori di possibili licenziamenti, incombe su di loro la spada di Damocle di una possibile operazione «chirurgica»: la sterilizzazione della scala mobile, un’ eventualità che riguarda anche milioni di dipendenti sia pubblici che privati. Si è cominciato a parlarne quasi sottovoce, utilizzando questo termine chirurgico, che molti non hanno compreso nel suo significato economico. Poi man mano il dibattito si è allargato soprattutto dopo che l’economista Mario Monti, rettore della Bocconi, in un articolo sul "Corriere della Sera" ha considerato tale soluzione come l’unica praticabile. A dargli man forte è arrivato anche il premio Nobel per l’economia Franco Modigliani. La sterilizzazione verrebbe realizzata togliendo i prodotti petroliferi dal paniere dei beni su cui si calcola la contingenza, in modo che eventuali rincari del greggio non facciano lievitare i salari. «La scala mobile non si tocca» hanno detto subito i sindacati per tranquillizzare i lavoratori. Poi il numero due della Cgil, Ottaviano Del Turco, è stato più possibilista: «Siamo disponibili, a patto che venga rivisto il sistema dei prelievi fiscali». E così la scala mobile torna nuovamente di attualità. Ogni occasione è utile per riproporre l’eliminazione di questo automatismo che non piace agli imprenditori, ma che finora, in attesa della riforma del salario, rappresenta per i lavoratori l’unico sistema di difesa dall’inflazione. L’attuale sistema - —dopo il famoso accordo del 1975 tra Agnelli e Lama - — realizza una tutela molto attenuata e parziale degli stipendi, che vengono adeguati all’aumento dei prezzi (e quindi all’inflazione) solo per il 50 per cento. La sterilizzazione ridurrebbe ancora il potere di acquisto dei salari, ma non impedirebbe alle imprese di continuare a far crescere i prezzi di vendita giustificati dall’aumento dei costi. La soluzione ottimale sarebbe quella di realizzare una sterilizzazione parallela dei prezzi. Purtroppo, questa è una strada non praticabile: è impossibile assicurare un controllo efficace. Intanto sono oltre otto milioni i lavoratori in attesa del rinnovo dei contratti. Essi temono che le vicende irakene possano ritardarne la chiusura. Ma i sindacati in questo sono irremovibili: prima chiudiamo i contratti e poi discutiamo del salario. «Sui contratti e la cassa integrazione siamo pronti ad un altro autunno caldo», ammonisce il leader della Uil, Benvenuto. Anche il ministro del Lavoro, Donat Cattin èdello stesso avviso: «Occorre evitare la tentazione di non rinnovare i contratti solo perchè siamo in un momento difficile». Si potrebbe, perciò, chiudere subito i contratti ed avviare nel contempo gli incontri per la revisione della struttura del salario, previsti per la metà del prossimo anno, per venire incontro alla legittima richiesta degli imprenditori di ridurre il costo del lavoro, che in Italia è tra i più alti d’Europa. I sindacati hanno lo stesso interesse, perchè temono una stagione contrattuale aspra, con difficoltà a tenere sotto controllo le spinte delle varie categorie: c’è il rischio che quelle più forti vadano avanti, creando sperequazioni fra i lavoratori, oltre al risveglio dei vari Cobas. La strada, perciò, oltre alla revisione del salario, è ancora una volta quella dei tagli alla spesa pubblica, anche attraverso la contemporanea lotta all’evasione fiscale. Solo così ogni ipotesi di sterilizzare o abolire la scala mobile risulterà credibile e si potrà realizzare quel consenso sociale che in questa difficile congiuntura, è più che mai necessario al Governo. La Gazzetta del Mezzogiorno - 29.8.1990
Felice de Sanctis
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