Statali, non c’è una lira
Choc per il blocco triennale degli stipendi
18/10/1993 11.42.00
FELICE DE SANCTIS Statali, non c’è una lira! Grida il ministro Cassese. Questa volta non si salva nessuno: impiegati pubblici, professori, magistrati e perfino parlamentari. La scure della finanziaria colpirà, senza eccezione, tutti i dipendenti pubblici per tre anni bloccando i meccanismi automatici di incremento salariale. La commissione Bilancio del Senato (il provvedimento dovrà comunque affrontare l’esame dell’aula per diventare definitivo) ha accolto l’appello del governo ed ha inserito nella Legge Finanziaria un emendamento in tal senso. Il ministro della Funzione pubblica continua così nella sua azione di riorganizzazione del mastodontico apparato statale tagliando rami secchi e tentando di risparmiare dove è possibile. Stringi di qua, taglia di là, si cerca di sfoltire questo esercito di oltre 3 milioni e 700mila «soldati». Il timore è che alla vigilia dello sciopero generale del 28 ottobre una norma di questo tipo possa accendere ancora di più gli animi degli statali, molti dei quali, come i dipendenti della scuola, sono già sul piede di guerra: il loro contratto è bloccato da circa tre anni e di rinnovo non se ne parla. Se ora si vanno ad erodere anche gli incrementi automatici, c’è il rischio di scatenare la protesta della piazza. In una situazione in cui la disoccupazione rappresenta la più grossa emergenza nazionale, gli statali hanno almeno il privilegio di non perdere il posto di lavoro. Ad essi, perciò, Cassese chiede qualche sacrificio in più. Il calo dell’inflazione, del resto, ha contribuito a rendere meno difficile la loro situazione. Ma 1’incremento delle tasse dirette e indirette, che i dipendenti pubblici pagano per intero, rischia di ridurre ancora il già ristretto margine di disponibilità delle famiglie, comprimendo tra l’altro i consumi e creando altri guai all’industria e al commercio. Il problema, forse, non è tanto quello di ridurre gli stipendi quanto quello di riorganizzare la pubblica amministrazione verso l’efficienza dei servizi. Questa passa attraverso il criterio della produttività del settore, diminuito in Italia rispetto agli altri Paesi europei. Già negli anni Venti Francesco Saverio Nitti riteneva, dopo la sua esperienza di governo, che per ottenere lavoro in maggiore quantità e migliore qualità dai dipendenti statali, fosse necessario pagarli di più, riducendo, però, il loro numero. Negli ultimi anni, invece, in Italia sono aumentati di 30mila l'anno. E ora i conti non tornano. Meglio tentare, forse, la strada dei prepensionamenti e del blocco del turn over piuttosto che puntare al taglio di stipendi già ridotti all'osso. Forse l'idea di Nitti, dopo 70 anni, potrebbe ancora funzionare. La Gazzetta del Mezzogiorno - 1ª pagina - 18.10.1993
Felice de Sanctis
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