Tfr, ma per favore fateci capire
17/02/2000 11.52.00
FELICE DE SANCTIS «C’è un lungo cammino da percorrere», con questa previsione Massimo D’Alema conferma la difficoltà di varare in tempi brevi la riforma del Tfr, il trattamento di fine rapporto, che dovrebbe confluire nei Fondi pensione. Il progetto governativo sulle «liquidazioni», in realtà, lascia senza risposta alcuni interrogativi. Si tratta di un tema ad alta sensibilità sociale, sia perché è in gioco il capitale accumulato in una vita di lavoro, sia perché attorno alla previdenza integrativa si muovono anche grossi interessi (banche, assicurazioni). Ci sono alcune domande, però, che tormentano da mesi i lavoratori sottoposti ad un bombardamento di notizie che non permette loro di dormire sonni tranquilli. Essi vorrebbero capire meglio quale tipo di pensione otterranno e come devono regolarsi di fronte ai diversi capovolgimenti di situazioni. Ecco perchè la riforma del Tfr andava fatta contestualmente a quella delle pensioni (prevista non prima del 2001) per evitare di creare ancora confusioni e incertezze. Ad essere più preoccupati sono, naturalmente, i lavoratori più avanti con gli anni, per i quali è stato previsto, con le leggi Amato e Dini, che il calcolo dell’assegno mensile sarebbe stato fatto in base alla media retributiva degli ultimi 10 anni e non sull’intera vita lavorativa come per i più giovani. Oggi questa certezza di diritti acquisiti viene rimessa in discussione da coloro che puntano a trasformare l’attuale sistema a ripartizione in uno a capitalizzazione, il cosiddetto «contributivo» (si percepisce una pensione in base ai contributi versati). Ora si propone il Tfr nei fondi pensione, senza spiegare cosa avverrà della «liquidazione» già maturata. Resterà all’azienda o finirà nel «grande fondo» nazionale e chi lo gestirà? In caso di necessità (acquisto prima casa e spese mediche) si potrà continuare a prelevare il Tfr e come: pro quota dai due fondi? Importante è anche capire se i fondi pensione avranno un trattamento fiscale più agevolato, portando il prelievo dall’11 al 6,5%, come chiede la commissione Finanze del Senato, per rendere più facile il decollo della previdenza integrativa. Giuliano Cazzola, riconosciuto esperto della materia, ha calcolato che con la riforma del Tfr il costo del lavoro salirà dell’8%: su chi ricadrà quest’onere aggiuntivo? Infine, come sarà articolato il Fondo unico previdenziale sottratto alle imprese (alle quali è stato promesso un discutibile «ritorno» in termini di contributi)? Che il «nodo» pensioni sia difficile da sciogliere è certo, che la materia sia scottante è altrettanto comprensibile, ma non si possono lasciare nell’incertezza milioni di lavoratori che hanno bisogno di guardare al futuro con più serenità. La Gazzetta del Mezzogiorno - 1ª pagina - 17.2.2000
Felice de Sanctis
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