Scioperi, la soluzione
03/02/2000 14.53.00
Scioperi, oggi si ricomincia: tram, bus, treni, ricevitorie, perfino direttori delle carceri. Ormai viviamo nell’attesa del bollettino degli scioperi, come di quello delle previsioni del tempo. Ogni partenza è vissuta con ansia, spirito di avventura e un senso di insicurezza e di precarietà stressanti. Alla fine subentra la rassegnazione e la sfiducia. Il giorno dopo fioccano le proteste e si chiedono nuove regole. In realtà, una legge, almeno sulla carta, esiste: la 146 del 1990. Tutti sono concordi sulla necessità di riformarla, ma come i Tir-lumaca, anche questa riforma è un lumacone: è stata presentata alla Camera, pensate un po’, il 25 marzo del 1999 sulla spinta degli scioperi selvaggi. Dopo un lungo iter è stata approvata dal primo ramo del Parlamento ed è ora in attesa dell’approvazione definitiva dal Senato, dove, però, Rifondazione comunista ha presentato oltre 600 emendamenti. Ci vorrà un altro anno? Allora sarebbe meglio un decreto? Ma si può decidere per decreto su un diritto garantito dalla Costituzione? E così si continua a viaggiare a singhiozzo. I tecnici sostengono che con la riforma che regola gli scioperi nei servizi pubblici, non dovrebbero esserci più problemi. Ma la nuova legge prevede che debba essere garantito il 50% dei servizi: troppo poco, anche perché tutti quelli non garantiti rischiano di essere al Sud, le cui infrastrutture sono già il 50% (percentuale per difetto) di quelle del Nord. E le sanzioni? Anch’esse deboli, affidate a una fantomatica commissione di garanzia che difficilmente potrebbe fronteggiare Cobas agguerriti e ribelli. Si parla anche di introdurre sanzioni economiche: ma forse è eccessivo. Ieri il leader della Cisl, D’Antoni, ha affermato che «la legge è necessaria, ma non risolutiva». E ha proposto la sua ricetta: «un modello di partecipazione dei lavoratori a scelte e decisioni che è il vero deterrente che impedisce gli scioperi, come è avvenuto per 1’Alitalia». Anche questa proposta ci sembra insufficiente e molto aleatoria. Si dovrebbe, invece, prendere esempio dagli altri Paesi europei che hanno risolto il problema, utilizzando il criterio della rappresentanza: non è possibile che un sindacato invisibile possa paralizzare il Paese. In Gran Bretagna, ad esempio, la legge garantisce il diritto di sciopero, ma costringe i sindacati a una lunga e complessa procedura: si può indire uno sciopero con un preavviso di 2l giorni, durante i quali si conta l’adesione degli iscritti. Solo col consenso della maggioranza lo sciopero diventa realtà e chi non è d’accordo può comunque lavorare. Chi elude leggi e regolamenti può essere multato e licenziato e i sindacati possono subire confische. Ma forse la vera soluzione nell’era della new economy e del mercato globale, è nella completa privatizzazione di tutti i servizi pubblici: se un treno non parte, ci si rivolge alla concorrenza. La Gazzetta del Mezzogiorno - 1ª pagina - 3.4.2000
Felice de Sanctis
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