Io, alla ricerca del volo perduto
Il nostro cronista da Bari a Genova
25/03/2000 9.56.00
Dal nostro inviato GENOVA - Alla ricerca del volo perduto. Potrebbe essere questa la sintesi di una giornata a rincorrere aerei che non partono, voli cancellati e pullman sostitutivi, sotto una pioggia inclemente, che sembra alleata degli uomini radar. Un’avventura capitata anche al vostro cronista che cercava di raggiungere Genova dove era inviato per il giornale a un convegno della Confindustria. Tutto comincia alle 7 del mattino a Palese. Insolito affollamento al check in, qualche debole protesta, poi qualcuno abbandona il campo e rinuncia a partire. Il cronista pensa: «Qualche contrattempo». Poi arriva il suo turno e scopre l’arcano: «Il suo volo per Genova stato cancellato, ci dispiace» dice candidamente e gentilmente la signorina addetta al servizio. «Come, cancellato?». «Tutta colpa dello sciopero». «Ma non era stato revocato?». «Così mi sembra, ma i voli sono stati cancellati ugualmente». Misteri del traffico aereo che l’ignaro passeggero stenta a comprendere. Primo volo disponibile da Roma per Genova: dopo le 22. In pratica, meglio rinunciare al convegno. Ma il vostro cronista non si arrende e decide di lanciarsi nell’avventura dell’inseguimento del volo perduto. Accetta intanto di arrivare a Roma, poi si vedrà. Al momento si inserisce in lista d’attesa per due voli che, sulla carta, hanno tutti i posti esauriti. L’arrivo a Roma è puntuale. Poi cominciano i guai. Intanto è necessario correre fra più banchi di accettazione, come un innamorato disperato alla ricerca della sua amata in fuga, nel tentativo di bloccare qualche posto di un possibile rinunciatario. Proviamo a girarla sul drammatico: «Se non parto, rischio il licenziamento». Inutile. L’Alitalia non si commuove. Tentiamo anche l’italianissima strada della raccomandazione. Nessun cedimento. Proviamo, infine, a corteggiare la signorina dell’accettazione. Va un po’ meglio, ma sempre senza risultato. Non ci resta che attendere. Infine il santo invocato ci aiuta e riusciamo a salire su un aereo diretto a Genova, mentre la signorina con un sorriso ci informa che il posto «recuperato» non è dei migliori (in fondo, quasi nella toilette), «ma sa, aggiunge, importante oggi è partire». Concordiamo e ci imbarchiamo subito. Appena arrivati sul cielo di Genova, sotto di noi foschia, pioggia e quant’altro. Giriamo intorno alla città per una mezz’ora. Poi il comandante rassegnato ci informa che non ha il permesso di atterrare e deve dirigere verso Pisa. Mugugni fra i passeggeri, qualche protesta, ma alla fine ci si rassegna. Non si vuole certo accettare un atterraggio a rischio. Meglio fare una «gita» a Pisa, dove ci assicurano ci sarà un pullman pronto ad attenderci per trasferirci a Genova. Atterraggio regolare, anche se sotto la pioggia. Poi ognuno é abbandonato a se stesso. Ci aggiriamo per l’aeroporto per conoscere qualche indicazione sul pullman: nessuno sa nulla, nemmeno le hostess che hanno viaggiato con noi e sono dirette anch’esse a Genova. Ci prende un senso di smarrimento: ci interroghiamo fra noi nella speranza di mettere insieme quante più notizie possibili. Nulla. Attendiamo circa un’ora. Poi vediamo qualcuno uscire e lo seguiamo, e con noi gli altri, fino a un pullman chiuso, mentre continua a piovere e pochi hanno l’ombrello. Dopo una diecina di minuti, mentre nessuno molla la preda del pullman, le porte del bus finalmente si aprono. E’ la salvezza! E così, dopo altre due ore di viaggio, finalmente raggiungiamo Genova. Ci accoglie la statua di Cristoforo Colombo. Alla vista del grande navigatore genovese ogni rabbia si placa. In fondo, pensiamo, a lui é andata peggio. La Gazzetta del Mezzogiorno - in primo piano - 25.3.2000
Felice de Sanctis
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