La Confindustria celebra i suoi 90 anni
24/03/2000 13.50.00
Dal nostro inviato GENOVA - La politica cacciata dalla finestra dal convegno sulla new-economy promosso dalla Confindustria per celebrare i suoi primi 90 anni, è rientrata dalla porta. Era inevitabile, sia per la presenza dei leader politici dei due poli, sia per gli argomenti in campo. Il processo di modernizzazione del paese passa necessariamente attraverso le riforme: per realizzare queste è indispensabile anche una maggiore stabilità politica. Chi ritiene (la sinistra) che questo obiettivo si raggiunga con il maggioritario e chi invece pensa di tornare al proporzionale (una parte del centro-destra con l’aggiunta di Bertinotti) per evitare la frammentazione partitica. Poi le polemiche sulla concertazione e il «gran rifiuto» della Bonino a partecipare al convegno e il quadro è completo. Il presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, ieri ha rivendicato sia il successo politico dell’Italia al vertice di Lisbona, sia il rafforzamento dell’alleanza di centro-sinistra nel vertice di maggioranza di venerdì sera che ha rilanciato la proposta di un sistema elettorale maggioritario «rafforzato» con l’indicazione diretta del premier. Questo vuol dire, secondo D’Alema, che il centro-sinistra riprende in mano la bandiera dell’innovazione istituzionale e della modernizzazione del Paese. E quando ha sottolineato la scelta del maggioritario non sono mancati gli applausi della platea. Del resto gli industriali - come ha precisato il presidente uscente Giorgio Fossa in uno scambio di battute con i giornalisti - sono sempre stati favorevoli a questo sistema elettorale. Ma il capo del governo ha parlato soprattutto di economia sottolineando i risultati positivi della crescita economica, della necessità di utilizzare l’opportunità della new-economy per accelerare lo sviluppo del Paese insieme con le necessarie riforme per la sua modernizzazione, non ultima quella della liberalizzazione e della privatizzazione degli enti pubblici e dei sistemi dall’energia al gas, dalle telecomunicazioni ai trasporti. E’ stato un intervento a tutto campo quello del presidente del Consiglio. «A Lisbona - ha detto il premier - abbiamo posto il problema delle politiche differenziate a seconda degli squilibri regionali. E in quella sede, nel corso del consiglio europeo, s’è aperto uno spiraglio, il concetto è stato affermato. Questo apre una possibilità, poi se sarà un’autostrada o una ferrovia lo vedremo. Non era compito del consiglio europeo di Lisbona negoziare su misure specifiche per il Mezzogiorno d’Italia. Per le aree meno sviluppate del nostro Paese abbiamo ottenuto i fondi strutturali e abbiamo approvato il nuovo quadro comunitario di sostegno con interventi per i prossimi 6 anni di circa 100mila miliardi». E’ sull’innovazione che, però, insiste il capo del governo, qui si gioca la partita del futuro, «noi ci siamo messi nelle condizioni di partecipare al campionato di serie A (e questo non era scontato), ora dipende da noi vincere la sfida. Abbiamo un’opportunità da cogliere al volo per crescere e cambiare. Le due strade vanno percorse insieme. Gli obiettivi del governo sono quelli di un’ulteriore riduzione della pressione fiscale e contributiva per le imprese; riforme che permettano un diverso stato giuridico, più moderno, delle aziende, per mettere il diritto al servizio dell’economia; flessibilità nel mercato del lavoro, una nuova concertazione per lo sviluppo: occorre aumentare la competitività delle imprese e del sistema Italia nel suo complesso». Ecco perchè, a parere del premier, diventa indispensabile avviare politiche che permettano un ingresso a tappe forzate nella net-economy (quella di Internet) con la possibilità offerta a tutti, soprattutto ai ragazzi delle scuole superiori di avere tutti un computer e un accesso facilitato alla «rete» (e qui ha chiesto la collaborazione dei gestori telefonici). Una strada da percorrere per la modernizzazione del Paese è anche quella della formazione professionale, che come è fatta oggi serve solo ai formatori non agli allievi. Infine il mercato del lavoro deve saper rispondere con maggiore fluidità alle necessità aziendali e saper garantire meglio la disponibilità di un’offerta di lavoro specialmente al Sud. Ma Confindustria non crede alle promesse elettorali, vuole «vedere le carte», ha detto con decisione il presidente Fossa, il quale critica la concertazione: «ha perso smalto, e forza propulsiva, è un mezzo cadavere, perché non rispetta più le regole che ci siamo dati». Ma sui contratti deve intervenire il governo? «Sui temi che riguardano le parti sociali sono le parti sociali che devono discutere. Dove c’è, invece, un costo dello Stato è il governo che deve essere attore principale. A queste condizioni si può discutere, altrimenti no». Fossa ha ricordato che le imprese italiane hanno avuto una parte importante nel risanamento economico italiano, mentre troppi danni sono stati arrecati al Paese dalla confusione ancora in atto tra politica e sindacato. Ecco perché è necessario uno sforzo per le riforme. «E se il presidente del Consiglio rivendica mani libere nella scelta e nella revoca dei ministri, parimenti noi chiediamo par condicio per quanto riguarda la libertà di licenziamento di soggetti non più «affini» alle aziende». In precedenza il leader della Cgil, Sergio Cofferati, nel corso di un dibattito moderato dal direttore del Sole 24 Ore, Ernesto Auci, aveva risposto all’apertura di D’Antoni della Cisl agli imprenditori sul tema della contrattazione territoriale. «L’accordo del ’93 - ha detto Cofferati - è stato lungimirante, ha introdotto regole che poi, utilizzate con buon senso nella fase applicativa hanno portato ad avere la dimensione delle redistribuzione nazionale sostanzialmente rispettosa dell’andamento dell’inflazione». In pratica, se il doppio livello funzione, perché abolirlo? Anche per il Mezzogiorno Cofferati ha sostenuto che occorre distinguere le varie realtà, che sono diverse una dall’altra. «Bisogna quindi distinguere nell’uso degli strumenti perché si costringe l’imprenditore a scegliere». Applaudito anche l’intervento del ministro del Tesoro, Giuliano Amato, che ha fatto l’esempio delle pecore e dei salami per spiegare la new-economy: «questa può dare grandi risultati anche applicata a esemplari della old (vecchia) economy come pecore e salami», ha detto. «In Sardegna un gruppo di giovanotti ha scoperto un sistema basato su erbe dei campi con il quale si possono far mangiare le pecore anche di notte: in questo modo crescono meglio e producono lana migliore. Lo hanno venduto in Argentina, grazie a Internet e sono diventati miliardari. Anche il salame può essere venduto via Internet, utilizzando il web, ma alla fine qualcuno lo dovrà pure produrre perché la gente, dopo averlo acquistato via internet, lo vorrà pure mangiare...». Insomma, servirà anche la vecchia economia per produrre il salame. Ma Amato ha invitato gli industriali a collaborare con la politica e ad accettare la sfida delle nuove tecnologie, che serviranno a far funzionare meglio la vecchia economia e soprattutto li ha invitati a fare investimenti a Nord e a Sud per dare più fiducia al paese, perché possiamo crescere come non è mai avvenuto in questi ultimi anni». Un’affermazione sottolineata da lunghi applausi. Infine non è mancata la polemica sul «gran rifiuto» della Bonino che pur invitata ha disertato il convegno. «Inizialmente - ha spiegato Fossa - la signora Bonino aveva accettato l’invito, poi due giorni fa ci ha scritto una lunga lettera in cui ci diceva che non era disposta a discutere con alcuni imprenditori del mondo liberale e dei sindacati. ma le regole di questa casa le gestisco io, almeno fino al 24 maggio (giorno dell’insediamento del nuovo presidente D’Amato, ndr). Allora ho detto alla signora Bonino che poteva fare a meno di venire. La signora voleva comandare a casa nostra, ma qui le regole le gestisco io». La Gazzetta del Mezzogiorno - economia e finanza - 24.3.2000
Felice de Sanctis
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