Ma la «bolla» può esplodere
28/12/1999 13.54.00
FELICE DE SANCTIS Borsa sinonimo di Superenalotto? A giudicare da quello che accade da qualche tempo a Piazza Affari, sembrerebbe di sì. Ma la Borsa non è un gioco a premi, bensì un investimento ad alto rischio. L’euforia collettiva - che sta facendo recuperare al mercato finanziario milanese le perdite di un anno non certo brillante - è dovuta principalmente ai titoli informatici, sempre più richiesti dagli investitori. Internet è la nuova parola magica capace di provocare ondate di acquisti e affari a valanga: per ottenere gli stessi risultati con i Bot sarebbero necessari almeno 100 anni. La webmania è trainata da una sorta di effetto Usa, dove titoli come Amazon che vende libri (in Italia forse avrebbe avuto meno fortuna un’azienda di questo tipo) «on line», ha visto le proprie azioni impennarsi fino all’85% dal momento del suo debutto. Oggi quest’azienda vale decine di migliaia di miliardi in Borsa, ma ne fattura poco più di mille. Stesso discorso per il mercato italiano dove la Finmatica è arrivata a capitalizzare 3mila miliardi, pur avendo un fatturato di appena 70 miliardi l’anno. Insomma, non si investe più sul valore reale delle aziende, ma sulle potenzialità che esse offrono. E il gioco d’azzardo continua. Perché proprio di questo si tratta: è bene dirlo a chiare lettere. E’ una specie di «gratta e vinci» che attira molti investitori, ma che, a differenza del Superenalotto (dove al massimo ci si rimette il costo della giocata), potrebbe provocare anche grosse perdite. Il fenomeno è guardato con entusiasmo da alcuni operatori, che ritengono che la gente faccia bene a puntare sul futuro. L’iniziativa «pazza» di oggi, potrebbe diventare l’occasione miliardaria di domani. Ma cresce, invece, il numero di coloro che invitano alla calma e temono che la «bolla speculativa» possa scoppiare da un momento all’altro. Numerosi investitori professionali che operano a Wall Street, confessano di non capire il boom dei titoli tecnologici e temono un gennaio nero dietro l’angolo. Ieri, ad esempio, c’è stata una nuova offerta record alla Borsa di New York per la californiana LinuxOne, che distribuisce l’unico software in grado di competere con Windows della Microsoft. Ma si tratta di un’azienda che non ha mai realizzato alcun giro di affari. Allora ha ragione il premio Nobel Franco Modigliani quando definisce «un’infatuazione folle» questo contagio collettivo. «Non è concepibile - dice - che a questi livelli gli azionisti possano ottenere nei prossimi anni rendimenti tali da giustificare i valori di Borsa raggiunti. Questo scatenerà una corsa alle vendite e un crollo delle quotazioni». In realtà il prezzo di un’azione è giustificato solo da condizioni obiettive, e dipende dal tasso di crescita dei profitti. Oggi, invece, per assurdo si comprano anche aziende in rosso e invece di capitalizzare i guadagni, si capitalizzano le perdite. E’ questa la new economy, il modello dei Network e del digitale che fa furore in Usa, ma il rischio che questa bolla gonfiata possa esplodere è grande. E allora saranno dolori. La Gazzetta del Mezzogiorno - 28.12.1999
Felice de Sanctis
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