Il Signor Nessuno
15/07/1999 15.44.00
Malessere, febbre, disagio, chiamatela come volete, ma il risultato è lo stesso: la crisi del centro-sinistra, un male oscuro, dovuto a frammentazioni, a pretese assurde, a critiche in parte giuste, però mal formulate, a incertezza negli obiettivi, a tentazioni di ritorno al passato, a mancanza di coordinamento, a deficit di leadership. E questo vale al centro, come in periferia. “La spinta propulsiva della sinistra si è afflosciata”, dice Asor Rosa, “la sinistra come potrebbe persuadere gli altri, se non è persuasa di sé stessa?” Secondo il professore una più forte sinistra e un più forte centro, messi insieme possono farcela. “Però, pensare che la coalizione curi i mali dei singoli che la compongono è sbagliato; in prospettiva potrebbe persino diventare un’aggravante. Solo soggetti sani mettono in movimento il coefficiente aggiuntivo di coalizione”. Questa osservazione si può facilmente adattare alla situazione locale, dove alcuni soggetti della coalizione di centro-sinistra ne stanno minando la solidità con pretese assurde e comunque assolutamente individuali e incompatibili col progetto di rinnovamento di governo della città. I Signor Nessuno che aspirano a diventar “Qualcuno” non per propri meriti o capacità, ma sulla base di ricatti elettorali, sono sempre esistiti in questa città. Quando non sono stati emarginati, hanno creato solo danni. In pratica, in questo momento si sta ricreando nel Palazzo la stessa situazione di qualche anno fa, quando per necessità “di numeri”, si fece ricorso ai voti di Visaggio & C. e sappiamo come poi è naufragata quella coalizione, nata non dal risultato elettorale, ma dalle solite alchimie politiche. Ora la variante è quella di forze interne alla coalizione di centro-sinistra, ma rappresentate da soggetti “non sani” che puntano ad interessi particolari a danno di quelli generali. Ebbene, se la cosiddetta verifica - sulla quale ci siamo espressi in modo critico perché la consideravamo uno strumento da prima Repubblica per risistemare alcune poltrone o esercitare quel potere di ricatto che deriva da qualche voto in più - serve a rafforzare la coalizione, rivedendo le linee generali del progetto politico del centro-sinistra, apportando gli opportuni aggiustamenti, ben venga. Ma se deve essere uno strumento di ricatto del Signor Nessuno di turno, allora non ci siamo. Solo isolando questi personaggi di cui il caso o la scarsa lungimiranza di qualcuno ha permesso la presenza nel centro-sinistra, è possibile un dialogo sui principi, altrimenti si finisce al piccolo cabotaggio dell’infausto pentapartito. Quando si parla della ricerca dell’anima della sinistra, ci si riferisce alla capacità di elaborare un progetto di società giusta, come sostiene Giorgio Ruffolo, cercando la quadratura del cerchio fra le tre esigenze fondamentali delle società contemporanee, delineate da Ralf Dahrendorf: la crescita economica, la coesione sociale, la democrazia politica. Per fare questo occorre rilanciare le regole della coalizione, una prerogativa del centro-sinistra, che però il centro-destra ha saputo meglio mettere in pratica. Non bisogna dimenticare che l’introduzione del maggioritario ha cambiato anche il modo di fare politica e di pensare la gestione della cosa pubblica, che non può essere più affidata alle pretese dei singoli partiti, i cui segretari gestivano il governo della cosa pubblica nella prima Repubblica. Ecco perché occorre una coalizione forte con una propria leadership “riconoscibile e chiara, che ne incorpori il messaggio, al di là delle singole componenti”, come sostiene Andrea Manzella e che non venga messa in discussione su ogni singolo provvedimento. Il tempo dei partiti tradizionali è finito, lo dimostrano i risultati delle ultime elezioni, dove hanno trionfato i “non partiti”. Né si deve pretendere che ogni consultazione elettorale sia motivo per chiedere “verifiche” in virtù dell’aumento di voti conseguito. La gente vota in modo diverso ogni volta: “non esistono più elettori congelati”, ha ragione l’ex sindaco di Bologna, Walter Vitali, che lo ha verificato a proprie spese, o meglio a spese della sinistra che ha perso una propria roccaforte storica per questa miopia: Guazzaloca ha vinto perché si è presentato, nella pur politicissima e rossa Bologna, come qualcosa di estraneo ai partiti. Il pluralismo della coalizione, concordiamo con Manzella, “è anzi la sua forza, la sua capacità di attrazione: ma la coalizione è anche cosa difficilissima perché la conservazione dell’identità culturale di ciascun partito deve accompagnarsi con la rinuncia ad una quota di autonomia politica che passa ad organi comuni di coalizione per conseguire finalità comuni”. Si faccia allora la verifica, purché serva a rafforzare la coalizione e a definire meglio il progetto politico complessivo: solo così è possibile isolare i Signor Nessuno. QUINDICI - 15.7-8.1999
Felice de Sanctis
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