In nome della trasparenza
15/09/1999 15.48.00
Superficialità, individualismo, presunzione, irresponsabilità: quale di questi difetti è la causa maggiore di una crisi del centro-sinistra, che rischia di paralizzare l’attività amministrativa? Uno solo di essi oppure la concomitanza di tutti insieme? In realtà, l’atteggiamento di alcuni esponenti della maggioranza nell’ultimo consiglio comunale, farebbe pensare a una irresponsabilità. Come potrebbe essere definito diversamente l’atteggiamento di chi vota contro, o esce dall’aula, al momento dell’approvazione dello statuto di adesione al Patto territoriale della “Conca barese”, uno strumento a lungo inseguito, che può essere il volano del rilancio produttivo della città? Le giustificazioni addotte sono quanto di più insignificante si potesse pensare, sia sul piano politico sia su quello strettamente amministrativo. Comunque non c’è giustificazione che tenga, meno che tutte, quella cosiddetta “politica”, nel cui nome spesso si commettono le più grosse ingiustizie. Una cosa è certa: i cittadini non hanno capito queste ragioni, non le hanno comprese soprattutto gli imprenditori, stanchi di assistere a giochi politici peggiori della Prima Repubblica, di personaggi che si servono dello strumento del ricatto per contrattare altro. Abbiamo criticato spesso il cosiddetto “mercato delle vacche”, eppure siamo costretti ad assistere ancora a questi tentativi di contrattare un voto favorevole a un provvedimento importante con la garanzia di un posto, di una poltrona o di una prebenda. Quando si doveva approvare la semplice adesione al patto, c’è stato perfino chi ha subito pensato si trattasse di contrattare delle poltrone in consiglio di amministrazione e ne ha chiesto una “di diritto”, diritto di…voti, di presenza, di “visibilità”. L’imperfetta legge elettorale ha prodotto più partiti del passato, ognuno col suo ruolo di “Ghino di tacco” (foto) pronto a riscuotere il pedaggio. La mancanza di una classe dirigente di qualità e l’emergere in primo piano di portaborse della prima Repubblica, hanno fatto il resto. Il risultato è una serie di veti incrociati che rischiano di paralizzare l’attività amministrativa. La città, però, in questa situazione confusa ha diritto di sapere cosa sta avvenendo all’interno della maggioranza: a nessuno è stato concesso un mandato in bianco. I cittadini hanno il diritto di conoscere se la maggioranza è ancora unita e se non lo è, quali sono i motivi di dissenso. Si tratta di ragioni serie o solo di “capricci” di qualcuno? Nel primo caso sarebbe opportuno aprire subito una crisi, nel secondo, questi “Signor Nessuno” andrebbero isolati. Perché Tommaso Minervini dei “Laburisti” (una delle componenti dei Ds) ha votato contro l’adesione al Patto territoriale? Perché gioca il ruolo di battitore libero all’interno della maggioranza? Non ne condivide le azioni, i programmi, o cos’altro? Lo dica chiaramente, venga allo scoperto. Altrimenti la gente ha il diritto di pensare che si tratti solo di futili motivi per ottenere una poltrona. Ma ci chiediamo: dove nasce questo “malessere” da parte di un esponente politico che ha partecipato attivamente anche alla realizzazione di quel patto territoriale, quando era assessore? Stesso discorso potrebbe essere fatto per i “Verdi”, per gli ex di “Molfetta che vogliamo”, oggi “dipietrini” e per qualche altro battitore libero all’interno dei singoli partiti, Ds e Ppi. Non è possibile assistere allo spettacolo di personaggi che si alzano al mattino e cominciano a pretendere qualcosa. L’interesse generale deve prevalere sempre sul “particulare”. Cosa sta accadendo? Ci sono pressioni, “ricatti”, pretese assurde? Il sindaco ha un dovere di chiarezza davanti alla città. Forse mai come in questo momento Guglielmo Minervini deve avere coraggio: se c’è gente che vuole distruggere un progetto politico portato avanti con tanto sacrificio per 5 anni, la denunci all’opinione pubblica anche in nome di quella trasparenza di cui ha fatto una bandiera. Cosa vogliono questi personaggi, le sue dimissioni per prenderne il posto? Non si può continuare con lo stillicidio delle notizie da corridoio o peggio da caffè. Occorre chiarezza: certo, non si può lasciare la città in mano a chi vorrebbe riportare indietro l’orologio della storia, ma le battaglie vanno combattute a viso aperto. Solo così la gente può capire e sostenere qualcuno. Non auspichiamo ribaltoni come quello di Giovinazzo, dove il sindaco eletto con il centro-sinistra ha tolto la delega agli assessori e ne ha insediato altri di centro-destra. Ma la chiarezza, sì. Guglielmo Minervini ha avuto un mandato popolare e lo deve portare a termine: non è a qualche partito (o presunto tale), né a qualche personaggio, che deve rendere conto, ma ai cittadini. E’ questo che tutti chiedono. Altrimenti si dà forza ad un’opposizione che non ne ha di sua, ma che si alimenta dagli errori della maggioranza. E’ come nello sport: gli errori favoriscono sempre gli avversari. Regalare una vittoria a buon mercato al centro-destra e soprattutto bloccare l’economia e la crescita di una città per banali “ragioni di bottega”, sarebbe da irresponsabili. QUINDICI - 15.9.1999
Felice de Sanctis
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