Rc auto, la tassa sui giovani
12/05/2001 23.22.00
L'hanno chiamata "tassa sui giovani", ma potrebbe essere anche "tassa sugli onesti". La Rc auto rischia di diventare uno dei balzelli più insidiosi e poco equi per gli automobilisti italiani e fra questi quelli più colpiti sono appunto i giovani, gli onesti, i prudenti. Insomma, chi è neopatentato, oppure non ha mai tuffato le assicurazioni o non avuto incidenti, pagano per tutti. E' il diabolico meccanismo del bonus-malus a provocare queste situazioni paradossali, contro le quali finora non si è riusciti a trovare un rimedio efficace. Il problema della polizza della responsabilità civile resta uno dei più controversi e conflittuali fra i tre attori di questa commedia all'italiana: le compagnie di assicurazione, i consumatori e il governo che dovrebbe mediare gli interessi in campo. In pratica, le compagnie, malgrado la multa di 700 miliardi ricevuta dall'antitrust, continuano ad agire in regime di oligopolio e ad aumentare periodicamente le tariffe. L'ultima novità è quella del rincaro periodico che ha sostituito quello annuale: una sorta di mitridatizzazione della stangata, per far sì che il consumatore prendendo il "veleno" a piccole dosi finisca per diventarne immune. In realtà non è così perché‚ chi si accorge dell'alleggerimento è il nostro portafogli che subisce "decurtazioni" che possono arrivare anche al 30%. Sulle compagnie di assicurazione e sui loro possibili abusi dovrebbe vigilare l'Isvap. Ma spesso accade che tale vigilanza sia solo apparente. A conferma di questa ipotesi ci sono gli ultimi ritocchi all'insù delle polizze tra luglio e agosto, con incrementi tra lo 0,8 (1.189.839 lire) e l'1,2% (ben 3.635.531 lire) rispetto a luglio. Poca roba, insomma. Cosa vogliamo che sia lo 0,8 e l'1,2%? Le polizze dei motorini, poi sono cresciute in media dell'1,5% (615.481.000 lire). Poco importa che gli aumenti siano stati decisi, a partire dal primo settembre, solo da una decina di imprese tanto da far dichiarare all'Isvap con soddisfazione che "solo 10 compagnie su 81 hanno ritoccato al rialzo i prezzi delle polizze: quasi 9 su 10 sono rimaste ferme". La rilevazione dell'Isvap su 81 compagnie in 21 città, ha preso in esame i 9 profili tariffari previsti dalla legge: Tra le città più care c'è anche Bari che viene subito dopo Napoli. Va considerato che gli aumenti sono avvenuti a distanza di appena due mesi, come sottolinea l'Adiconsum, altre compagnie hanno programmato i "ritocchi" ad ottobre e novembre. Occorre poi considerare che molte compagnie hanno realizzato aumenti significativi tra marzo e aprile, alla fine del blocco delle tariffe. Ci sono infine quelle che hanno aggirato il blocco con l'invio della disdetta della polizza. Ecco perché‚ va considerato il dato annuo e non quello mensile o trimestrale. Il capogruppo dei Verdi, Pecoraro Scanio è arrivato addirittura a denunciare "la sperequazione assurda tra i prezzi delle polizze, vista la forbice addirittura del 500% tra le tariffe delle varie realtà del nostro Paese" e ha chiesto al ministro Marzano un intervento per imporre un massimo di 300-400mila lire sulle tariffe per i giovani. E l'Adusbef si spinge oltre invitando i consumatori a non pagare le richieste eccedenti il 2,2%, prendendo in parola l'Isvap. Mentre la Federconsumatori replica all'Isvap con altri dati: "Da una prima rilevazione da noi effettuata non è sufficiente dire che - nel caso di aumenti ingiustificati - si può sempre cambiare compagnia: non è facile districarsi tra bonus-malus, massimali, profili personali e quant'altro. Così alla fine il malcapitato automobilista finisce per rassegnarsi e restare con la sua compagnia (e su questa incapacità puntano le società del settore, e così non temono contraccolpi per gli aumenti). Una conferma ci viene dalle statistiche: solo il 10% degli assicurati, secondo il ministero, ha dato disdetta e si è rivolto ad un'altra compagnia. E il mercato si adegua lentamente agli aumenti. E il consumatore, come sempre, subisce silenziosamente questi balzelli. Come uscire da questa situazione? Il ministro Marzano ha convocato le parti sociali (consumatori e compagnie), mentre i tecnici continuano a lavorare alla riforma del settore (conflitto di interessi del capo del governo, proprietario di una delle più grosse società assicuratrici, permettendo). L'Aci (Automobile club d'Italia) ha chiesto al governo di intervenire sulla quota fiscale, per alleggerire il peso degli aumenti e alle compagnie di ridurre i costi di gestione, anziché‚ scaricarli sugli assicurati (è la stessa politica dei licenziamenti, chiesti dalla Confindustria), accentuando magari le personalizzazioni, grazie allo strumento della patente a punti che permette di riconoscere gli automobilisti corretti da quelli imprudenti, prima ancora che accada un incidente. Le compagnie hanno ragione quando lamentano aumento di costi per truffe e incremento di incidenti, ma non è giusto che la Rc auto diventi una tassa sugli onesti, da far pagare a tutti e non a quelli più indisciplinati.
Felice de Sanctis - La Gazzetta del Mezzogiorno
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