Ma il notaio resta sempre al suo posto
Per la compravendita di auto
20/05/2005 8.12.00
FELICE DE SANCTIS «Abbiamo scherzato». La tanto sbandierata liberalizzazione del passaggio di proprietà automobilistico (art. 3, commi 2-6 del D. L. 14 marzo 2005, n. 35) che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) abolire l’esclusività dei notai, insomma l’obbligo di passare da loro, per l’autenticazione dei dati contenuti negli atti di compravendita dei veicoli, è rimasta finora lettera morta. Dal dire al fare, diceva un vecchio adagio, c’è di mezzo il mare che, nel nostro caso, è un oceano immenso: la burocrazia. Intanto potrà avvalersi del vantaggio, quando sarà, solo chi acquisterà un’auto usata per un valore inferiore ai 25.000 euro e in questi casi - prevede, sulla carta, la legge - la certificazione potrà essere effettuata gratuitamente da funzionari ministeriali e da impiegati dell’Aci. Vediamo dove sta l’inghippo, che lascia tranquilla l’agguerrita schiera dei notai che rischiava di perdere introiti annui per oltre 130 milioni di euro, secondo il calcolo della rivista «Le scelte del consumatore» dell’Unc (Unione nazionale consumatori). La legge sulla carta è in vigore perché è già stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, ma c’è un ostacolo «piccolo piccolo»: la sua operatività viene rinviata all’emanazione di un decreto attuativo che, per divenire concreto, cioè per incidere positivamente sulle tasche dei consumatori, richiederà la firma di ben cinque ministeri: il testo sarà scritto dalla presidenza del Consiglio attraverso il Dipartimento della Funzione Pubblica, poi passerà al ministero delle Infrastrutture e Trasporti per legittima competenza, quindi a quello dell’Economia per il finanziamento, una tappa a quello della Giustizia per approdare infine a quello dell’Interno. Non male come semplificazione. Ma non è finita: poi occorrerà sentire il parere delle Regioni, dei Comuni e degli altri Enti locali attraverso una conferenza unificata. Una cosa da poco? Certamente no, in un Paese dove la rapidità del «mostro» burocratico si misura in anni. Essendo l’anno l’unità di misura dei ministeri, moltiplicando per 5, sicuramente occorrerà un lustro perché i cittadini possano ottenere concreti benefici. Tenendo conto che fra un anno scadrà l’attuale legislatura, se tutto va bene, se ne riparlerà nella prossima (alla fine?). Nel frattempo la categoria dei 4.300 notai potrà continuare tranquillamente a intascare parcelle per i 5 milioni di atti l’anno (tra nuove immatricolazioni e passaggi di proprietà) per complessivi 130 milioni di euro. Naturalmente in questo lungo arco di tempo ne passerà acqua sotto i ponti romani e ci sarà tutto il tempo per far cadere nel dimenticatoio, tra un ministero e l’altro (senza calcolare i tempi biblici della conferenza unificata Comuni-Regioni), un provvedimento scomodo per i professionisti della carta bollata, il cui numero è destinato anche ad aumentare quando, naturalmente, il ministero della Giustizia avrà predisposto il relativo decreto. Altro particolare importante: l’abbattimento dei costi delle compravendite, che si aggira attualmente sui 300 euro, sarà appena di 30 euro (una «quisquilia» come l’altrettanto strombazzato taglio delle tasse). Infatti resteranno invariati i ben più elevati costi di imposte provinciali, diritti e bolli e la trascrizione al Pubblico registro automobilistico (circa 250 euro) e al servizio fornito dall’agenzia di pratiche automobilistiche (circa 80 euro). A proposito: la legge in questione non prevede alcuna scadenza, per cui la solerzia dei nostri burocrati avrà tutto il tempo per poter esplicare i suoi effetti deleteri. E i consumatori? Quelli potranno tranquillamente continuare a pagare oltre 300 euro per le compravendite a cui si aggiungono i costanti e assurdi aumenti delle polizze Rc auto assicurati con altrettanta generosità alla altrettanto agguerrita categoria delle compagnie di assicurazione. E poi ci chiediamo il perché del calo delle immatricolazioni e delle vendite auto? La Gazzetta del Mezzogiorno – 1ª pagina - 20.5.2005
Felice de Sanctis
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