L’arca di Noè
15/03/0200 9.39.00
Sconforto, amarezza, disagio, delusione: sono questi gli aggettivi che ascoltiamo da alcuni giorni. Gli ultimi avvenimenti politici in Italia e a Molfetta caratterizzati da radicali cambiamenti di fronte, da trasformismi, da sfacciate rivendicazioni, da presunte primogeniture al limite del ridicolo, hanno lasciato la gente interdetta. Commentare i fatti della politica, ormai, è diventata un’impresa difficile per la difficoltà di capire, con la normale razionalità, ciò che accade e poi di spiegare a un pubblico lontano dal Palazzo, le mutazioni genetiche continue di alcuni nostri consiglieri comunali (siamo il “paese delle cento casacche”, come ha titolato qualche giorno fa il quotidiano di Roma “Il Messaggero”). Riceviamo richieste di chiarimenti, telefonate di lettori, lettere: tutti esprimono un grande disagio, soprattutto a Sinistra. L’«operazione salvezza» della maggioranza di centro-sinistra con il “recupero” di un consigliere di centro-destra non è piaciuta a molti: a una parte del centro-sinistra, a coloro che si richiamano al “Percorso”, alla cosiddetta “società civile”. Non è piaciuto neanche a noi, diciamolo con la franchezza di sempre. Non abbiamo mai ingannato i nostri lettori, né vogliamo farlo adesso. In nome di cosa? Ragioni di Stato? Non ce ne sono. Opportunismo politico? Non l’abbiamo mai cercato, né praticato. Vantaggi economici o professionali? Mai cercati, né avuti. Anzi! L’onestà intellettuale che ci contraddistingue ci ha permesso sempre di scegliere con coerenza e libertà le nostre posizioni politiche, checché ne dica qualche imbecille analfabeta. Ma “in politica, come nella vita ha una qualche ragion d’essere un’unione di diversi, senza una missione, un’identità e uno scopo? Evidentemente no. E tuttavia esattamente questo sta accadendo in Italia, all’inizio dell’anno Duemila”, scriveva qualche settimana fa Ezio Mauro direttore di Repubblica. Il caso in questione fa parte di una strategia generale della sinistra, di un disegno politico, di una "ragione sociale", di una missione da compiere? Non ci sembra. Certo il passaggio nei "Democratici" di un consigliere del centro-destra (persona degnissima) in occasione del voto del bilancio, di fronte a una defaillance della maggioranza per mancanza di numeri dovuta alla defezione dei cinque transfughi, è stato determinante e gradito (insieme con quelli di Franco Altomare e di Giuseppe De Nicolò) per salvare l’amministrazione. Ma il prezzo pagato, la candidatura alla Regione per gli stessi "Democratici", fa diventare la cosa un po’ meno gradita (per usare un eufemismo). Ci chiediamo: qual è il futuro della politica? Quello di coalizioni senza ideologie (e questa, dopo lo storico crollo del muro di Berlino è una realtà ormai largamente accettata), dei raggruppamenti di patronato e di clientela oppure il voto sarà sempre più "di scelta" più che di identità? Quale sarà l’identità e il destino della sinistra costretta a rincorrere alleanze "anomale" (altro eufemismo) pur di governare? Ma il "popolo democratico" non trovando risposte nel suo bisogno di rappresentanza, rischia di ritrovarsi in una situazione di disagio, delusione, amarezza, disimpegno e forse scegliere la strada dell’astensionismo. Così si corre il rischio di consegnare l’Italia e Molfetta alla destra. Siamo al pragmatismo della politica o alla politica pragmatica? Che fine hanno fatto i valori in cui abbiamo creduto? “Cosa dovremo insegnare ai nostri figli?”, si chiede un lettore (in una lettera che pubblichiamo in questo numero nell’apposita rubrica). Tornando all’operazione “salvezza” non crediamo che – come ha detto qualcuno in un comizio delirante – che il consigliere di centro-destra sia “il rappresentante di interessi economici e professionali che s’intrecciano con quelli politici”, perché riteniamo che gli imprenditori debbano fare il loro mestiere e avere spazio e condizioni favorevoli (infrastrutture soprattutto) da parte della politica per creare nuove aziende e quindi altri posti di lavoro e non c’è da scandalizzarsi se questo comporta legittimi profitti. Ma diversa cosa è il piano politico: far passare come operazione politica o lenta maturazione di qualcuno, un’operazione meramente elettorale, non possiamo accettarlo. Anche di fronte allo stato di necessità c’è sempre un limite, oltre il quale si rischia di perdere una credibilità conquistata con duri sacrifici non soltanto propri, ma di tutti coloro che hanno creduto in un progetto politico. Ecco perché oggi la maggioranza sembra un’arca di Noè che accoglie tutti e sulla quale tutti sono pronti a salire (da Annalisa Altomare ritrovatasi nel centro- sinistra con l’Udeur, a De Nicolò tornato alla “casa madre” dei socialisti-Sdi, quelli “buoni”, come essi dicono, perché i “cattivi” stanno nel centro-destra) per salvarsi prima del diluvio universale (?!). Ma anche i “Democratici” rischiano di apparire un’arca di Noè, imbarcando tutti, pur di crescere a danno dei Ds. Alla fine a sinistra, come a destra (a proposito, esiste ancora il centro-destra a Molfetta?) non si capisce più nulla. E tutto questo per “merito” di cinque consiglieri di maggioranza definiti in un manifesto del centro-sinistra la “banda di Fan Tommas” che non sarebbe riuscita “ad accaparrarsi successioni, assessorati, presidenze, indennità” e così ha deciso di andarsene. E’ questo il motivo? Perché non denunciarlo pubblicamente, anziché tentare antipatiche operazioni di “recupero”? E il leader di questo gruppetto (ora può soddisfare la sua voglia di leadership: ha almeno una squadra che lo segue ciecamente) sfodera tutta la sua arroganza in un penoso comizio condito dalle solite battute strappa-applausi, da qualche espressione demagogica e ad effetto per la goduria del popolo del pettegolezzo, tutto presente. E già, perché lui disprezza la stampa che dice la verità (fa male, la verità), preferirebbe una stampa servile che lo possa adulare come i suoi 4 adepti. Il grande vecchio (che lo ha riaccolto come figliol prodigo, dimenticando i pesanti attacchi del passato: Fa parte del personaggio) ha fatto buona scuola ma, come abbiamo detto altre volte, lo spessore è diverso. Quale sarebbe stato l’atteggiamento del nostro tribuno della plebe (che non dimentichiamo ha fatto parte della maggioranza), se il sindaco avesse “recuperato” lui (a quale prezzo politico?), anziché cercare consensi nel centro-destra (ammesso che il nostro personaggio si possa considerare di sinistra)? La nostra opinione l’abbiamo già espressa in passato: temiamo che se dovesse andare avanti lui, sarebbe la città ad andare indietro. E’ vero, esiste un disagio diffuso per alcune scelte poco condivisibili, ma il nuovo non è lui. Anzi! Così ci ritroviamo un panorama politico complessivo sconsolante, che ci lascia senza parole. Abbiamo bisogno di riflettere, di capire. Speriamo che queste brutte pagine possano essere cancellate per tornare subito alla politica autentica. Dopo sarebbe troppo tardi. Un errore oggi potrebbe costare 10 anni di ritardo nello sviluppo della città. Occorre costruire il futuro, ma senza rinunciare alla propria identità. Noi non lo faremo mai. QUINDICI - 15.3.2000
Felice de Sanctis
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