E io pago!
15/07/2002 9.13.00
Come previsto, il sindaco ha nominato i nuovi assessori che gli consentono di accontentare tutti i partiti della coalizione. Naturalmente sono stati soddisfatti i desideri degli ultimi “voltagabbana” Nappi e Azzollini (ma anche Angione con la nomina di Mezzina) i quali erano talmente sicuri di entrare in giunta, che, pur essendo consiglieri comunali uscenti e avendo presentato una lista “personale”, hanno preferito non candidarsi (anche per non rischiare brutte figure in caso di scarsi voti di preferenza) e attendere la nomina del buon Tommaso. Hanno dovuto soffrire un po’, ma il bel giorno per loro, e per noi contribuenti, è arrivato. Infatti, i nuovi assessori ci costeranno circa 400 milioni. Ma la cosa più grave è che le deleghe assegnate sono perfettamente inutili, quantomeno potevano essere assemblate ad altre già esistenti: è il caso degli assessorati allo sport e all’ambiente. A cosa serve un assessore all’agricoltura a Molfetta? E uno all’innovazione tecnologica, tra l’altro senza competenza specifica, essendo la signora laureata in scienze biologiche? Dirigendo un assessorato dove la conoscenza tecnica è indispensabile, probabilmente la signora nominerà un altro consulente: e sono 12, un numero perfetto, come gli apostoli. San Tommaso può essere soddisfatto. Che poi i consulenti funzionino, siano all’altezza e soprattutto utili, è un altro discorso. C’è poi il caso dell’assessore Panunzio, dimessosi da consigliere comunale nella scorsa legislatura per ricoprire il posto di vice ragioniere capo al Comune e poi, uscito dalla porta, oggi rientra dalla finestra. Per mantenere calda la poltrona inserisce la moglie Carmela Minuto nel consiglio comunale. Questa non lascia il posto di consigliere per diventare assessore (il sindaco potrebbe sempre decidere di toglierle l’assessorato). Restando consigliera comunale, inoltre, non fa spazio al primo dei non eletti, Facilone del Cdu, che resta così al palo. Poi, la bella Carmela tenta di inserire il fratello come assessore, ma la coalizione non gradisce e tutto si blocca. Nappi e Azzollini che aspettano di entrare in giunta perdono la pazienza e premono perché si faccia presto. E così la famiglia Minuto-Panunzio studia la nuova soluzione: Carmela resta consigliere, Luigi va a fare l’assessore e si mette in aspettativa dal Comune (ma non c’è incompatibilità, anche con l’aspettativa?) e conserva in caldo il posto di lavoro e tutti vissero felici e contenti. Ma ci chiediamo: come fa ad essere compatibile un incarico con un’aspettativa e soprattutto con la probabile candidatura di Panunzio a un concorso comunale come dirigente? Non è certo il caso specifico, ma come fa a non destare sospetto un assessore che dall’interno potrebbe condizionarne l’esito e che comunque anche se non partecipasse al concorso, già oggi nella sua posizione di assessore potrebbe essere indotto a migliorare quella futura di dipendente comunale? Ma il conflitto di interessi non è un problema per Berlusconi, presidente del consiglio, figurarsi per un piccolo impiegato comunale. Sistemata anche la questione della donna in giunta, dopo tutto il chiasso che si era fatto sull’argomento, soprattutto da parte della sinistra, si pensa alla candidata: spunta subito il nome di Maria Antonia Lioce, figlia di quel Lioce consigliere comunale dei Ds a Bari che, scandalo unico nel suo genere, del quale il partito dovrebbe vergognarsi, pur restando fra i Democratici di sinistra, avrebbe fatto la campagna elettorale per la destra e per Tommaso Minervini, soprattutto con interventi da qualche tv locale. E quindi un premio anche a lui andava dato. Ma le voci su questa nomina, pubblicate anche su qualche giornale, vengono subito smentite per evitare situazioni imbarazzanti e spunta il nome di Nicoletta De Candia. Infine, Angione scopre le carte e chiede il posto di assessore per Maria Mezzina e il gioco è fatto. Lasciamo al lettore il commento di questa vicenda degli assessori, per la quale è anche difficile trovare l’aggettivo adatto. Ci preme solo sottolineare che i cittadini hanno il diritto di non vedere i propri soldi sprecati in una gestione di questo tipo. Chi amministra non deve dimenticare che utilizza denaro pubblico che non va sprecato con stipendi ad assessori che riteniamo inutili e che servono solo a tenere compatta la coalizione. Pagare 400 milioni per questo, ci sembra eccessivo. E non vorremmo che fosse solo l’inizio. Questa vicenda richiama alla memoria, giusto a distanza di 10 anni, quella dell’Osservatorio 7 luglio sull’illegalità, che oltre a battersi per la legalità nella pubblica amministrazione, voleva vigilare su un modello etico di amministratore, perché la moglie di Cesare e Cesare stesso fossero al di sopra di ogni sospetto. Sono passati 10 anni e abbiamo l’impressione che si stia tornando indietro: assessori moltiplicati, consulenti a più non posso, denaro pubblico speso a fiumi, la Multiservizi pur criticata dall’attuale sindaco nella passata gestione e oggi onnipresente (anche qui con aumento dei consiglieri) e questo grazie a un incremento di tasse attuali e sicuramente futuro. E non parliamo dell’edilizia, dove si andrà avanti a colpi di varianti del Piano regolatore, con prezzi delle case che lieviteranno e costruttori, oggi quasi sull’orlo del fallimento, che domani torneranno a ingrassarsi con un mercato drogato, contro il quale la pubblica amministrazione non fa nulla. Anzi. E questo perché a pagare è sempre Pantalone e la diffusione di contributi a pioggia, la voglia di accontentare tutti, senza una scelta di qualità, ci riportano indietro ai peggiori anni democristiani e socialisti. Non è bastata l’uccisione di un sindaco: la città ha già dimenticato. “Si secca in fretta il sangue entrando nella storia”. QUINDICI - 15.7.2002
Felice de Sanctis
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