Sui sogni non si specula
15/04/2002 20.25.00
Casa, casa, casa: è sempre questo l’argomento del giorno a Molfetta. Più si avvicinano i tempi per le assegnazioni alle cooperative, più crescono preoccupazioni e tornano antiche paure. E sì, perché l’argomento casa scotta a Molfetta e chi come noi ne scrive da trent’anni denunciando speculazioni e manovre politiche sull’edilizia, sa bene che è un timore giustificato dalla mancata trasparenza e dalla grande influenza politica ed economica che la potente lobby dei costruttori ha sempre esercitato su alcuni politici. Si finanziano abbondantemente le campagne elettorali, per poi portare la cambiale all’incasso, una volta che il cavallo su cui si è puntato risulti vincente. E’ l’Ulivo a dare l’allarme, come potete leggere nell’articolo qui accanto. E lo fa pesantemente, accusando la maggioranza di centrodestra di volere un ritorno al passato quando ci si indebitava per due generazioni pur di realizzare un sogno. E c’è stato chi ha speculato anche sui sogni della gente in questa città. Così si torna a parlare di faccendieri, di speculatori, di costruttori senza scrupoli (e senza mestiere) e naturalmente di clientele. Invece di combattere una lobby che ha rovinato la città arricchendo pochi e danneggiando tutti, rendendo l’economia cittadina parassitaria, edilizio-dipendente e senza prospettive di sviluppo (perché l’edilizia non dà sviluppo, né dà lavoro, se non temporaneo o precario), si varano provvedimenti che rischiano di favorire i più forti a danno dei deboli. L’edilizia è un settore che scotta e le recenti condanne di alcuni costruttori ne sono la prova evidente. Eppure oggi si rischia di dimenticare la lezione della storia, e i drammi del passato sembrano dimenticati. Secondo i dati dell’ultimo censimento, Molfetta ha perduto circa 5mila abitanti, gente costretta a emigrare nei paesi vicini per trovare un alloggio a prezzi più ragionevoli. Poi ci sono tanti cittadini che sperano da anni nelle cooperative e rischiano di vedersi cancellati dalla “lista di attesa” per un criterio molto discutibile che questa amministrazione di centro-destra ha attuato permettendo l’inserimento di soci dell’ultimo minuto, magari amici del presidente della cooperativa o disposti a pagare milioni in nero. Si è privilegiata l’anzianità della cooperativa e non quella dei soci: e c’è ancora chi si illude di avere diritti. Quali? Ma questi amministratori si rendono conto che rischiano di favorire le cosiddette “cooperative fasulle”, cioè quelle messe su dai costruttori? Possiamo concedere loro l’attenuante dell’inesperienza. Allora perché non si sono informati da coloro che avevano già sperimentato in passato queste situazioni? Nessuno crede al dolo, ma gli amministratori non potranno sottrarsi all’accusa di ingenuità o di inesperienza amministrativa, chiaramente evidente. A maggior ragione occorreva consultarsi (e fra tanti consulenti doveva essere nominato qualcuno esperto: ma in questa materia si è preferito scegliere i “neo laureati”) per evitare errori, che in questo caso si pagano sulla pelle e sulle speranze della gente (oltre che sul portafoglio). Ma ci sono altri motivi di perplessità sull’azione di questa giunta. Un interrogativo riguarda la vicenda del “project financing” sui parcheggi. Come mai sono stati lasciati appena 8 giorni agli eventuali concorrenti dalla data dell’avviso (come è detto più ampiamente nell’articolo a pag. 4) del bando e cioè il 4 aprile, a quella della scadenza, 12 aprile? Non si è pensato che così sarebbero stati favoriti solo coloro che erano già a conoscenza del bando o avessero la velocità di Superman? Anche questa un’ingenuità? Oppure c’è una responsabilità dell’ufficio che ha preparato il provvedimento? Come mai la cosa è sfuggita al sindaco, che sappiamo segue personalmente ogni cosa? L’opinione pubblica merita una spiegazione. Ma quest’amministrazione sembra avere scelto la strada del silenzio non solo con la città, ma anche con i consiglieri della sua stessa maggioranza che, sempre più spesso, scoprono i provvedimenti attraverso i manifesti, come avviene per tutti i cittadini. Evidentemente questi consiglieri, pur di conservare la poltrona, si accontentano di continuare ad essere soggetti passivi, chiamati solo ad alzare la mano in consiglio comunale. Questo è bene che la città lo sappia, perché la prossima volta possa scegliere rappresentanti meno muti e insignificanti di coloro che si limitano ad un atto di presenza. E’ giusto che gli elettori chiedano conto a questi personaggi del loro operato ed è opportuno che essi ne diano atto a chi ha dato loro fiducia. Infine, ultima ciliegina sulla torta amministrativa, la “Multiservizi”, di cui in questo numero ci occupiamo ampiamente. Il tanto bistrattato carrozzone, criticato spesso dall’attuale sindaco, e dal centro-destra in genere, è diventato una specie di “gallina dalle uova d’oro” dispensatrice di poltrone e di funzioni. Si scopre che questo “giocattolo” può essere utile per acquisire consensi e produrre voti. Ma c’è il rischio che produca anche clientele. Abbiamo l’impressione di esserci svegliati da un sogno durato alcuni anni e, complice un’improbabile macchina del tempo, di essere tornati indietro di almeno 10 anni: un regalo consolante per l’età anagrafica, ma desolante per la situazione politico-amministrativa e per il futuro dei nostri figli. Di nuovo non s’è visto nulla finora, se non inaugurazioni di opere progettate dal centro-sinistra (con tanto di palchi, tagli di nastri e …banda) e portate alla naturale conclusione temporale, impedita dall’interruzione anticipata della “legislatura” amministrativa. Quello che si intravede all’orizzonte non ci lascia tranquilli per il rischio di indebitamenti, che finiranno automaticamente per essere scaricati sui cittadini con nuove tasse. L’opposizione appare troppo debole e incerta: del resto, non ha nemmeno i numeri per combattere. Un futuro incerto. Per chi conosce il nostro ottimismo, sa quanto ci pesano queste previsioni. Ma oggi, come direbbe un economista, questo è il prodotto che offre il mercato. Sarebbe ora che la società civile si risvegliasse anche a Molfetta. Dopo, sarebbe troppo tardi. A distruggere basta poco, per ricostruire occorrono anni. E il tempo scorre veloce: “fugit interea, fugit irreparabile tempus”, scriveva Virgilio nelle Georgiche, fugge frattanto, fugge il tempo irrecuperabile. QUINDICI - 15.4.2002
Felice de Sanctis
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