La verità negata
15/03/2003 20.38.00
Chi ignora la storia, è condannato a riviverla: ha scritto una mano ignota sui muri del campo di concentramento nazista di Auschwitz. Ci è venuta a mente questa frase qualche giorno fa alla notizia di un episodio di intolleranza e di antisemitismo avvenuto a Molfetta all’interno dell’Istituto Alberghiero. Il consiglio di classe ha comminato a uno studente del terzo anno, militante del gruppo neofascista “Forza Nuova”, una sanzione disciplinare consistente in 5 giorni di sospensione, con l’obbligo di frequenza, dedicando alcune ore a servizi destinati alla comunità scolastica, oltre che al decoro e alla cura delle stesse strutture scolastiche. E questo per aver oltraggiato la Shoah, sostenendo che l’Olocausto degli ebrei era una falsità e il giorno della memoria una stupidaggine. Il ragazzo che non è nuovo a episodi del genere, qualche giorno prima aveva anche insultato un suo compagno di classe che si stava esibendo in una danza per una manifestazione teatrale della scuola, oltraggiando anche i gay. La vicenda è stata ripresa dal Corriere del Mezzogiorno che ha aperto un dibattito sull’argomento, dedicando intere pagine alla storia, con interviste e commenti vari. In realtà, sarà per la coincidenza della presenza al governo del Paese del centro-destra e di un partito post fascista come Alleanza Nazionale, ma è un fatto che gli episodi di antisemitismo si stanno moltiplicando, non ultimi quelli delle scritte contro il giornalista Paolo Mieli sui muri della Rai di Milano e contro il prof. Luciano Canfora a Bari. Il ragazzo dell’Alberghiero si è difeso sostenendo di aver espresso soltanto delle opinioni, ma pur ritenendo giusto che tutti possano esprimere le proprie opinioni, anche se non condivisibili, in questo caso non troviamo di trovarci di fronte a semplici opinioni, ma a un vero e proprio insulto. Del resto come ha sostenuto il prof. Franco Cassano, allo studente andrebbe ricordato che “gli ebrei non furono massacrati per le loro opinioni, circostanza che sarebbe già terribile, ma solo, e semplicemente, perché erano ebrei”. La presenza devastante della Lega al governo nazionale con i suoi propositi separatisti e con la sua cultura razzista e insofferente nei confronti degli immigrati (vedi legge Bossi-Fini), contribuisce a confondere le idee dei giovani. L’episodio dell’Alberghiero non va considerato come un fatto isolato, ma come un campanello di allarme di una situazione di intolleranza diffusa. Pur apparendo oggi solo fenomeni marginali, le frasi antisemite non vanno sottovalutate. Non dimentichiamo che accadde così anche col fascismo, che poi dilagò fino a conquistare lo Stato e a precipitarlo in una guerra disastrosa. Oggi che un’assurda e inspiegabile guerra è iniziata contro l’Iraq, torna la memoria storica degli anni Venti, di quella storia ancora poco conosciuta dalle giovani generazioni. L’Istituto Alberghiero ha fatto bene, perciò, a sanzionare il comportamento di quell’alunno e soprattutto a portare avanti anche un discorso continuo sul nazi-fascismo e sullo sterminio degli ebrei, che ha avuto momenti importanti con le visite ai campi di concentramento. E’ importante che i giovani conoscano la storia, proprio per non riviverla come ricorda quella frase di Auschwitz. “E’ avvenuto, quindi può avvenire di nuovo”, ammonisce Primo Levi, che aggiunge: “Umiliare, far soffrire il nemico”, era il loro ufficio di ogni giorno; non ci ragionavano sopra, non avevano secondi fini: il fine era quello. Non intendo dire che fossero fatti di sostanza umana perversa, diversa dalla nostra (i sadici, gli psicopatici c’erano anche fra loro, ma erano pochi): semplicemente, erano stati sottoposti per qualche anno ad una scuola in cui la morale corrente era capovolta. In un regime totalitario, l’educazione, la propaganda e l’informazione non incontrano ostacoli”. Oggi con un governo che controlla tutte le reti televisive, che non accetta le critiche, che impone un suo modello di scuola e di società, con un presidente del consiglio in evidente conflitto di interessi e che vuole imporre la sua dottrina al Paese, che non tollera di essere giudicato da alcun tribunale della Repubblica, occorre educare i giovani. Devono imparare a ragionare con la loro testa e non per slogan, senza farsi trascinare dagli istrioni di turno (lo erano anche Hitler e Mussolini) perché “è già avvenuto quindi può avvenire di nuovo”, inaspettatamente, contro ogni previsione, un intero popolo civile può ritrovarsi ancora nella catastrofe per seguire falsi profeti e abili incantatori. La violenza che pervade la nostra società non promette nulla di buono. E la violenza di questa guerra (giustificata come “violenza preventiva”) non è accettabile: rientra anch’essa in un clima complessivo che va degenerando e che sta devastando la mente di tanti giovani. Per fortuna non tutti i giovani si fanno trascinare dalla violenza verbale e fisica, anzi cresce, ed è la maggioranza, il numero di coloro che sono pacifisti e, in nome della pace, comincia risvegliarsi la società civile. Ecco perché non si possono consentire “opinioni” che negano l’Olocausto. Non si può negare la verità: il rischio è troppo grande. Siamo d’accordo con San Paolo: “Principiis obsta”, opponiti subito. QUINDICI - 15.3.2003
Felice de Sanctis
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