Le illusioni dei poveri
15/11/2003 20.54.00
“Un Paese la cui vocazione sarebbe una felicità senza sforzo e senza lacrime”, ci è venuta in mente questa bella definizione dell’Italia di Carlo Laurenzi, giornalista e scrittore, scomparso qualche mese fa, quando stavamo riflettendo sulla situazione del nostro Paese e della nostra Molfetta. Certamente, la responsabilità di uno stato di sfascio generale è soprattutto dei nostri governanti locali e nazionali, di un centrodestra “senza qualità”, per parafrasare Musil, che ha fatto del potere l’unico oggetto dei propri desideri e delle proprie azioni, ma anche della gente comune, di quelle migliaia di persone che hanno permesso loro di governare e in nome delle quali viene compiuto ogni abuso della democrazia. E in nome dell’illusione dei poveri si governa, anzi si dovrebbe dire si gestisce il potere (cosa ben diversa), per ottenere dei fini che sono tutt’altro quelli sperati dal popolo che intanto perde sempre più diritti (basti per tutti l’informazione) e paga prezzi sempre più alti a quella “ragion di Stato” che porta i ministri a considerarsi al di sopra delle regole, anzi ad essere intolleranti alle stesse regole. Così l’economia va sempre peggio per le acrobazie di un fantasista della cosiddetta “finanza creativa”, che in realtà crea sempre più ricchezza per i ricchi e sempre più povertà per i poveri, spingendo anche la classe media verso il piano inclinato dell’indigenza. Si spiega in questo modo l’escalation dei prezzi ai quali “Quindici” dedica il primo piano che conferma come anche a Molfetta il carovita sia diventato un serio problema, contro il quale non si fa nulla, lasciando che il mercato (quale?) regoli l’economia. E così i commercianti (non tutti, per fortuna!) hanno arrotondato i prezzi per effetto dell’euro (una furbata degna dei migliori bottegai) e i cittadini non hanno trovato di meglio che restringere i consumi. Anche questa è una regola del mercato. O no? Inutili, quindi, gli appelli a spendere, quando si devono fare i conti con uno stipendio da far durare almeno 25 giorni, ma che, al 20, è già volatilizzato per le spese di ordinaria amministrazione. Ma che importa, basta regalare un po’ di illusione in più alla gente con la complicità della tv. Alla fine ci ritroviamo tutti albanesi che credono all’Italia come all’Eldorado e sognano di vivere e lavorare qui. Ma anche noi sogniamo e ci illudiamo di vivere nel Paese dei sogni berlusconiani. Il risveglio sarà brusco, ma la colpa sarà anche nostra. Molfetta non sfugge a questo scenario che vede amministratori di scarsa qualità, una classe dirigente improvvisata che passa sopra tutto e tutti, pur di “governare” o di avere il “potere”. E i diritti della gente, le loro speranze, il loro futuro? Tutte chiacchiere. Occorre vivere il presente, correre verso un’industrializzazione selvaggia che non tiene conto del territorio e dell’ambiente, tanto a pagare saranno altri. Perché sforzarsi a trovare soluzioni diverse che richiedono fatica e sacrifici, meglio “la felicità senza sforzo e senza lacrime” ricordata da Laurenzi. Basta guardarsi intorno per vedere come la fabbrica delle illusioni del centro-destra non sia riuscita nemmeno a mostrare una città pulita, con strade luride, piene di buche e con la sensazione di lento degrado che si avverte andando in giro. “Ma la zona industriale cresce, avremo tante industrie e tanti posti di lavoro”. Che importa se si distrugge quel poco di agricoltura rimasta, che importa se si costruisce sulle lame (“ma nessuno ci ha ancora fatto capire a cosa servono, anzi cosa sono: sembrano le solite teorie vuote degli ambientalisti”, abbiamo sentito dire da un esponente della maggioranza)? “Se ne parlerà, magari fra vent’anni, ma chissà quante cose accadranno fino ad allora”. E la sanità? “Non ci sono, forse, le promesse del presidente della Regione Fitto? Quali timori avete? Andate all’ospedale di Bisceglie: sono quattro passi e non rompete l’anima”. L’elettrosmog, le antenne dei telefonini sulla testa della gente? “Ma voi siete contrari al progresso”, questa è la risposta. E le case di via Fontana? “Abbiamo altro a cui pensare. Poi con l’espansione edilizia che ci sarà fra poco, il problema casa non esisterà più”. Per i costruttori, forse. Perché sistemeranno tutti i loro debiti. Nel frattempo gli attuali contestatori invecchieranno e per loro hanno pronte (a pagamento) delle belle case di riposo anch’esse realizzate per far piacere a qualcuno, fuori del piano regolatore. E la scelta di affidare al WWF il controllo del traffico attraverso le telecamere? Altra imbecillità e spreco di denaro pubblico. Provassero almeno a spiegarlo a chi non ha portato ancora il cervello all’ammasso e non si è messo al servizio dell’ultimo podestà. E il carosello continua. Arriva l’inverno, se ne vanno tutti a teatro (non i “poveri”), con una bella stagione artistica che fa dimenticare il presente e dà una patente di cultura. E il Pulo, abbandonato a se stesso? Quello non è anche cultura? Qual è il rischio? Che se ne vadano tutti a casa? Ma se riescono a sistemare se stessi e le famiglie fino alla terza generazione, la politica è stata utile. Poi possono andare anche altri a gestire: resterà ben poco da governare e occorreranno magari sacrifici: che se li addossino loro. Ma riusciamo a prendere coscienza di tutto ciò? O forse continuiamo a illuderci. Non siamo contro l’industrializzazione, come ci accusa un lettore al quale abbiamo risposto nella rubrica delle lettere, ma per uno sviluppo sostenibile. Siamo per le regole, sempre e dovunque. Regole, valide per tutti. Ci inquieta ricordare un’affermazione che il registra Pasquale Squitieri fece al congresso di Alleanza Nazionale il 16 luglio dello scorso anno: “Il potere è bello quando possiamo abusarne”. E’ questa la filosofia del Polo? QUINDICI - 15.11.2003
Felice de Sanctis
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