Questione morale
15/06/2003 21.08.00
A due anni dall'insediamento della giunta di centro-destra al governo della città, il sindaco tenta un bilancio della sua amministrazione. E lo fa con uno show televisivo attraverso il quale, con uno sforzo mediatico, crea un'illusione solo a se stesso, non nei telespettatori, consapevoli di assistere ad una trasmissione commissionata a pagamento ad una tv locale, e per di più senza contraddittorio. Così, Tommaso Minervini, libero di parlare davanti ad uno specchio deformante e compiacente, si vanta di grandi opere realizzate, sciorinando numeri e cifre, descrivendo la molfetta-che-non-c’è, un’isola felice proiezione della sua fantasia e dei suoi desideri. Supera se stesso quando parla di una classe dirigente di livello, quando è sotto gli occhi di tutti la qualità del personale politico di centrodestra. E i guasti si vedono. E’ un gioco che non regge più, lo fanno i bambini che cercano di convincere se stessi, un modo per sfuggire a una realtà che non si conosce e ci spaventa, ma nel caso del sindaco si tratta di una realtà che non si vuole accettare. E così si vive di illusioni, e lo sa bene chi di professione ha fatto l’educatore nei luoghi di pena. Anche la cosiddetta maggioranza bulgara, schiacciante e arrogante, che ha impedito all’opposizione perfino di parlare in consiglio comunale, non c’è più. Le vicende dei conflitti interni all’Udc, fra il gruppo Minuto e i consiglieri Pino Amato e De Robertis, la querela di quest’ultimo al sindaco, le accuse degli Ambientalisti, i malumori di Alleanza nazionale, le critiche di Forza Italia che pensa già al futuro e ad alternative diverse da Tommaso e, dulcis in fundo la vicenda, che di dolce non ha nulla, del consigliere comunale coinvolto nel cosiddetto sexygate che sembrava una storia meramente personale, ma che, alla luce delle rivelazioni continue, ha assunto aspetti pubblici che non possono essere ignorati. Non entriamo nei particolari sia di questa vicenda sia di altre relative alla disamministrazione della città, che sono ampiamente descritte nella pagine di questo giornale, vorremmo solo ricordare quanto già il 28 luglio del 1981, oltre vent’anni fa, diceva Enrico Berlinguer in un’intervista al direttore di “Repubblica” Eugenio Scalfari. “I partiti non fanno più politica! La si faceva nel '45, nel '48 e sin verso la fine degli anni Sessanta. Grandi dibattiti, scontri di idee ma illuminate da prospettive chiare, anche se diverse, e dal proposito di assicurare il bene comune. Che passione c'era allora, quanto entusiasmo, quante rabbie sacrosante! Soprattutto c'era lo sforzo di capire la realtà del Paese e di interpretarla. Oggi non è più così: i partiti hanno degenerato... I fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchina di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun apporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune”. Sono parole profetiche, sembrano scritte ieri e, in buona parte, vi si potrebbe riconoscere la situazione attuale dell’Italia e della nostra città. La stessa vicenda delle assunzioni all’Asm, con la richiesta di rinvio a giudizio degli amministratori, suscita perplessità in un’opinione pubblica sempre più sconcertata, ma non ancora decisa a ribellarsi. Una situazione che ha spinto perfino un vecchio politico, l’ex sindaco Finocchiaro (al quale in passato non abbiamo risparmiato critiche e dal quale abbiamo subìto attacchi violenti), costretto a letto da una grave malattia, a reagire con veemenza ad “un’amministrazione, la più scellerata dalla caduta del fascismo ad oggi… con guasti che investono ogni area della vita cittadina: dal piano per la sanità alla funzione pubblica, dai mercati alla cultura, dai servizi alla finanza pubblica”. Eppure Tommaso si considera allievo dell’ex sindaco! Tutto questo fa tornare alle mente la “questione morale” di berlingueriana memoria, per un’inversione di tendenza di una città che non merita di cadere così in basso. Occorre reagire, la disamministrazione pubblica ci riguarda tutti da vicino, non si può restare indifferenti, ognuno di noi ha il diritto di pretendere qualità e rigore e soprattutto fatti concreti che nessuno vede, al di là delle risse e degli accaparramenti vari. L’etica in politica non può essere un’opinione, ma uno stile di vita, soprattutto come esempio per i giovani, la futura classe dirigente, che ci sia augura migliore di quella attuale. La città chiede risposte non comizi, confronti non soliloqui. QUINDICI - 15.6.2003
Felice de Sanctis
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