Regali agli arbitri? No, grazie
05/06/1998 0.10.00
Regali? No, grazie. Dovrebbe valere per la politica, come per lo sport. La storia dei costosi regali di Natale agli arbitri non ci piace. Nè regge la scusante che il regalo era uguale per tutti. Che direste se alcuni imputati regalassero Rolex ai giudici in occasione delle vacanze di Natale? Non credo che nessuno condividerebbe l'iniziativa. La stessa cosa vale per gli arbitri che, non dimentichiamolo, sono i "giudici" delle partite di calcio e che, al pari di quelli togati, possono cambiare una situazione provocando vantaggi o danni anche economici di grandi proporzioni. E' troppo comodo dire che "è stato fatto tutto alla luce del sole, con regolari fatture" e soprattutto che era una consuetudine "mai contestata negli anni scorsi" (male!, la consuetudine, purtroppo, nel nostro Paese diventa legge). Certo, nell'Italia della raccomandazione e del "favore in cambio di", anche un regalo natalizio può apparire normale. Non è così. In questo modo è nata Tangentopoli. Anche se non si può parlare di corruzione e nemmeno di tentativo, esiste un'etica, una morale alla quale chi giudica, in qualsiasi campo, non può sottrarsi. E se si può sorvolare sull'omaggio simbolico, come la bottiglia di olio offerta ad Andria (come ha ricordato l'arbitro salernitano Boggi), un po' simbolo di una città e di una regione, non è assolutamente tollerabile che un arbitro accetti Rolex d'oro da 25 e passa milioni. Il mai dimenticato Concetto Lobello lo restituì al mittente. Una lezione di stile ci viene anche dal tecnico della Lazio, Eriksson: "Non so che tipo di usanze ci sono qui in Italia, ma in Svezia, durante le festività, non è consuetudine fare e ricevere regali di valore tra persone che hanno interessi in comune perché è contro la legge". Ma la legge in Italia, si sa, è "flessibile". La Gazzetta del Mezzogiorno - 1ª pag. - 5.6.1998
Felice de Sanctis
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