Natuzzi, cassa integrazione
Taglio della produzione del 30% per il calo degli ordini. Riduzione di tre ore lavorative al giorno per 2.000 dipendenti
01/06/2007 9.04.00
La notizia è arrivata come una doccia fredda: la Natuzzi Spa, leader nel settore dei divani, si prepara alla cassa integrazione ordinaria. L’azienda di Santeramo lo ha comunicato ai rappresentanti sindacati nel corso di un incontro informale, in attesa di quello ufficiale che avverrà in Confidustria nei prossimi giorni. La dolorosa decisione è una conseguenza del calo degli ordini su tutti i mercati e in particolare su quello americano, dove una crisi dei consumi sta ridimensionando i programmi produttivi di tutte le aziende. Il sistema produttivo della Natuzzi, just in time (giusto in tempo), si basa proprio su una produzione legata agli ordini, in modo da ottimizzare le fasi di lavorazione ed evitare scorte con un aumento della qualità a vantaggio del cliente. Il calo della domanda e della fiducia dei consumatori americani è dovuto anche al rialzo dei tassi che ha colpito le famiglie che avevano contratto mutui a tassi variabili e si sono ritrovate a rimborsare somme più elevate che hanno inciso sulla loro propensione al consumo. Per bilanciare questa situazione di crisi, Il Gruppo Natuzzi ha deciso un taglio della produzione del 30% attraverso il ricorso alla cassa integrazione ordinaria che prevede un taglio delle ore lavorative giornaliere da 8 a 5 ore per complessive 13 settimane per diminuire la capacità produttiva in eccesso. La misura riguarda 2.000 lavoratori in Puglia e Basilicata. Si è voluto così venire incontro ai lavoratori senza portare nessuno a zero ore. Tutto, comunque, dovrà essere concordato nell’incontro che si avrà in Confindustria. Dal canto suo l’azienda punterà a riqualificare la produzione, puntando anche all’apertura di negozi e gallerie. Continuerà anche l’investimento in comunicazione per sostenere il prodotto «made in Italy». I sindacati hanno dato una risposta interlocutoria alla proposta del Gruppo in attesa dell’incontro ufficiale. Sempre sulla Natuzzi, ieri una notizia di agenzia sosteneva che sarebbe stata annunciata la chiusura dello stabilimento situato nell’area industriale di Jesce (Matera) e denominato «Jesce 1», con il trasferimento dei 230 lavoratori in altri siti produttivi pugliesi. Secondo l’Ansa, la chiusura sarebbe stata comunicata dal responsabile del personale, Fernando Rizzo, nel corso di un incontro svoltosi presso la sede del gruppo, a Santeramo (Bari), ai segretari della provincia di Matera della Fillea-Cgil, Michele Andriulli, e della Filca-Cisl, Margherita Dell’Otto. La chiusura dello stabilimento, motivata con la riorganizzazione del lavoro, dovrebbe avvenire entro agosto del 2007. A seguito della riorganizzazione, la Natuzzi dovrebbe mantenere in provincia di Matera solo lo stabilimento di «La Martella», con circa cento addetti, impegnati solo per i servizi della logistica mentre in Puglia, nelle province di Bari e Taranto, dovrebbe essere concentrata la produzione di divani. Alla Natuzzi altri 500 lavoratori si trovano da un anno in cassa integrazione straordinaria, che scadrà a giugno 2008. «Sono decisioni – avrebbe detto Andriulli – che ci preoccupano, che riduce la presenza di Natuzzi in provincia di Matera. Nei prossimi giorni valuteremo il da farsi». Il Gruppo Natuzzi ha, però, smentito questa notizia, confermando solo quella della cassa integrazione ordinaria. La Gazzetta del Mezzogiorno - economia e finanza - 1.6.2007
Felice de Sanctis
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