Figli più poveri del 35% rispetto ai padri
22/10/2007 20.42.00
Li chiamano «generazione mille euro» oppure «low cost», sono i giovani che entrano nel mondo del lavoro più tardi e guadagnano il 35% in meno dei loro padri. Sono stagisti, lavoratori co.co.co o a progetto, segretarie interinali e così via. Insomma, quei precari di lungo corso sui quali si è posata anche l’attenzione del Papa nei giorni scorsi. E a «esacerbare» il gap generazionale si sono aggiunte le riforme del sistema previdenziale. Questa fotografia dell’universo lavorativo giovanile è stata scattata dalla Banca d’Italia che ricorda come negli anni Ottanta le retribuzioni nette medie degli uomini fra i 19 e i 30 anni erano del 20% più basse di quelle fra i 36 e i 60 anni. Nel 2004 la differenza era quasi raddoppiata, salendo al 35%. I salari dei giovani sono stati abbassati anche per contenere la dinamica salariale e perché non si potevano toccare quelli dei vecchi. E così ci ritroviamo giovani condannati a rinviare le grandi scelte della vita, perché con lo stipendio non ce la fanno, altro che «bamboccioni» nell’infelice espressione di Padoa-Schioppa. Ai giovani di oggi non bastano più le parole della canzone di Bob Dylan: «Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro». I giovani si sono stancati di aspettare un futuro che non c’è. La Gazzetta del Mezzogiorno - 1ª pag. - 22.10.2007
Felice de Sanctis
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