Gasolio choc, c'era una volta il carburante dei poveri
05/11/2007 23.11.00
di Felice de Sanctis C’era una volta il «carburante dei poveri». Proprio così, il gasolio era considerato l’alternativa alla benzina non solo per chi percorreva migliaia di chilometri l’anno, ma anche per chi non poteva permettersi il «lusso» della benzina. E le auto a diesel usate rappresentavano una scelta obbligata per i «poveri» che trovavano sul mercato vetture a buon prezzo, anche se portavano ben 250-300mila chilometri «in dote». Ma vuoi mettere una macchina che lavora come un camion, è solida e non ti dà problemi? All’epoca dei primi successi del diesel c’era ancora un’elevata tassa di circolazione, il famigerato superbollo, unico ostacolo all’acquisto, ma una volta eliminata l’iniqua tassa, è scoppiata la dieselmania, non solo fra i consumatori, ma anche nei programmi delle case automobilistiche, che hanno cominciato a sfornare modelli su modelli che, in realtà, si vendevano bene, anche perché il «ciclo diesel» era legato alla maggiore durata del motore e alla tenuta dell’usato. Ma la differenza con il prezzo della benzina era notevole e poi i conti si facevano in base ai chilometri percorsi. Da quando il prezzo del gasolio ha cominciato a correre a un ritmo perfino più veloce di quello della benzina, fin quasi ad eguagliarlo, per i consumatori sono cominciati i guai. La differenza rispetto al prezzo dell’anno precedente risulta anche del 15%, costringendo ad un maggiore esborso il povero automobilista, che si ritrova a rifare tutti i conti. Sono milioni gli italiani che negli ultimi anni si sono indirizzati al diesel puntando al risparmio del costo del carburante, accollandosi anche i maggiori costi della vettura diesel, dal prezzo che, secondo i modelli e la cilindrata, sale di qualche migliaio di euro, all’assicurazione che è più cara. A questo occorre aggiungere il costo di gestione che è più oneroso, soprattutto per i pezzi di ricambio. Insomma, una volta il gioco valeva la candela, perché alla fin fine si recuperava un bal po’ sul carburante e sulla durata della vettura. Quando, invece, si arriva al pareggio con la benzina e non si fanno non meno di 35mila chilometri l’anno, la convenienza viene meno. E crolla il mito del diesel, la macchina per la famiglia, con la quale è possibile fare le gite domenicali fuori porta, tanto costa poco e ci si può spostare anche su lunghe percorrenze da Bari a Roma perché in fondo costa meno del treno e di altri mezzi di trasporto. Colpevole di questi rincari - dicono gli esperti - è il prezzo del petrolio che, ormai, non è più determinato da domanda, scorte e offerta mondiale, ma da aspetti finanziari che dominano le piazze petrolifere così come tutte le altre borse merci. Poi il passaggio all’Euro4 da gennaio 2006, mentre l’aumento degli oneri finanziari per rispettare la nuova normativa sulle emissioni mentre è stato limitato per i motori a benzina, ha inciso in modo più pesante per il diesel. E se si considera che la forbice è destinata ad allargarsi con l’arrivo di Euro5, da settembre 2009, per le auto di nuova omologazione e da gennaio 2011 per quelle di nuova immatricolazione, la situazione appare decisamente critica per il diesel. Così lentamente gli italiani cominciano a tradire il vecchio amore e a orientarsi di nuovo verso i modelli a benzina, anche grazie all’arrivo di motori sovralimentati, particolarmente brillanti in termini di elasticità e coppia, con soluzioni tecnologiche avanzate che consentono un sensibile abbattimento dei consumi. Occorre anche tener conto delle nuove «diavolerie» tecnologiche come il sistema «stop&start» che permette lo spegnimento del motore per soste superiori ai due secondi, col riavviamento automatico sfiorando appena l’accelratore. In tal modo si tagliano consumi ed emissioni. Ma c’è un aspetto più preoccupante del caro-gasolio, destinato ad incidere sul portafoglio anche di coloro che non possiedono l’auto diesel: il rincaro dei prezzi. Infatti, se il petrolio dovesse arrivare, come si teme, ai 100 dollari al barile, i costi di gestione delle imprese di trasporto salirebbero vertiginosamente. Tenuto conto che oltre i 2/3 delle merci in Italia viaggia su gomma, questi aumenti sono destinati a ricadere sui prodotti che acquisteremo nei prossimi mesi, che saranno sicuramente maggiorati, con un’inevitabile lievitazione dell’inflazione. Un solo dato positivo si può rilevare da questa situazione: il caro petrolio ci costringerà ad usare meno l’auto in modo più oculato e parsimonioso, riducendo anche l’inquinamento complessivo. Lo sostiene anche il Nobel per l’economia Robert Engle. Ma è solo una misera consolazione. La Gazzetta del Mezzogiorno - 1ª pag. 5.11.2007
Felice de Sanctis
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