Una vita in tele-attesa
26/11/2007 23.11.00
Centralini, numeri verdi e call center, simbolo dell’inefficienza e della maleducazione italica. Chi ha avuto la sfortuna di imbattersi in un centralino telefonico di un ente pubblico o di una grande azienda privata, sa che deve fare i conti con snervanti tempi di attesa, inutilmente mitigati da una musichetta idiota in attesa di parlare con un «operatore» che non arriva mai. A risponderti è invece una vocina gentile preregistrata che ti invita a digitare un numero, fatta questa operazione si viene invitati a digitarne un altro e, così via fino a quando, finalmente, si è sicuri di aver raggiunto il misterioso «operatore», ma cade la linea. E la trafila ricomincia: altro giro altra corsa, in una giostra infinita denunciata dall’Adusbef che, molto ottimisticamente ha calcolato solo 7 minuti al giorno il tempo in cui l’utente resta «appeso al filo telefonico». In realtà sono molti di più: si può arrivare perfino a qualche ora se ci si ostina a voler raggiungere il misterioso «operatore» con il ripetuto invito a restare in linea per non perdere la priorità acquisita: ma quale priorità? In testa alla classifica degli «irraggiungibili» sono i call center di uffici finanziari ed esattorie. Ci piacerebbe che il viceministro Visco, noto per la sua intransigenza, perseguisse con la stessa severità gli addetti al call center dell’Agenzia delle Entrate, il cui numero risulta sempre occupato, certamente non per snidare gli evasori. La Gazzetta del Mezzogiorno - 1ª pag. - 26.11.2007
Felice de Sanctis
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