Un'informazione diversa
Il primo editoriale del giornale "Quindici"
23/12/1994 8.47.00
Un nuovo giornale? Sarà questa la domanda naturale ed ovvia che si faranno in tanti. In realtà, all’infuori del numero delle testate e delle tv, l’informazione reale in questa città è ancora troppo scarsa. Più voci servono, perciò, ad aumentare la democrazia, soprattutto in una società dominata dai grandi mass-media in mano a potenti gruppi industriali e politici. Ci siamo guardati attorno e abbiamo visto che, al di là di lodevoli sforzi da parte di qualcuno, la maggior parte dell’informazione si caratterizza per mancanza di qualità, per faziosità, dilettantismo che finisce troppo spesso per scivolare nel pettegolezzo e nello scontro, oppure diventa contenitore di fumo o passatempo per nullafacenti in cerca di firma. Senza polemizzare con nessuno, pensiamo che ci sia spazio per un’informazione diversa, che analizzi i problemi, li commenti anche, ma dopo aver raccontato i fatti, nello spirito del giornalismo anglosassone: facts are sacred, comment is free. I fatti saranno sacri, ma anche il commento sarà libero, soprattutto ora che l’orizzonte della libertà di stampa si fa sempre più scuro. DARE VOCE A TUTTI Non ci nascondiamo le difficoltà economiche, politiche, temporali, anche sociali di realizzare un giornale che punti ad una periodicità più o meno quindicinale. Ma ci sforzeremo con l’aiuto, e in particolare col contributo di tutti, di riuscire a fare di questo periodico uno strumento innanzitutto di informazione, poi di riflessione e dibattito per l’intera città. Un’informazione meno gridata, meno pettegola, più qualificata per una città che vanta illustri tradizioni culturali. Vogliamo dare voce a tutti, soprattutto a chi non ha voce. Siamo pronti ad affrontare le immancabili critiche. Guardiamoci intorno: Molfetta è una città senza lavoro, che non produce nulla, si preferisce la rendita all’investimento, si celebrano trionfi e miserie del terziario; prevale un individualismo sfrenato e uno spirito demolitore dell’avversario e perfino dell’amico di ieri; la pratica della solidarietà è ancora estranea alla maggioranza dei cittadini; quasi nessuno riesce a sottrarsi all’interesse privato; ogni azione è legata ad un tornaconto economico o di potere. E potremmo continuare ancora. Preferiamo fermarci. Queste cose cercheremo di raccontarle ogni quindici giorni, con chiarezza, con semplicità, ma anche con la durezza della denuncia. Ecco perché il nostro giornale l’abbiamo chiamato semplicemente “Quindici giorni”, escludendo nomi risonanti, storici, popolari, battaglieri, ideologici. ONESTA' NELL'INFORMAZIONE E per fare chiarezza vi diciamo subito chi siamo, senza mascherarci dietro presunti neutralismi e inesistenti obiettività. L’obiettività, infatti, non esiste. Ogni notizia è filtrata dalla nostra cultura, dalla nostra sensibilità. Non saremo, perciò, obiettivi. Saremo onesti. Siamo un gruppo di persone che si riconosce nell’area dai cattolici ai progressisti, che ha come denominatori comuni i principi di solidarietà e giustizia sociale. Non siamo il giornale dell’amministrazione comunale: è bene dirlo subito. Ma, daremo voce anche al “Palazzo”, oggi isolato in un inspiegabile e fazioso black-out informativo. Resteremo giornalisti, non ci trasformeremo in politici. Né questo giornale sarà uno strumento militante o di propaganda politica o elettorale (daremo spazio anche alle notizie a gli articoli di cultura e sport). UOMINI LIBERI Le critiche, le opinioni che esprimeremo, saranno sempre personali, anche quando potranno dissentire da quelle dell’area progressista. Ci siamo sempre considerati uomini liberi e continueremo ad esserlo, a qualsiasi prezzo. Lo sanno bene amici e nemici. Dietro di noi non ci sono finanziamenti occulti, gruppi di potere o economici. Crediamo nell’azionariato popolare e nel mercato. Abbiamo deciso di autofinanziarci con una campagna di abbonati e di soci, proprio per restare liberi. Crediamo che il cammino per il rinnovamento debba partire dalla base, dai cittadini, dai Comuni, contro il pericolo di destra che minaccia tutti, e i giornali in particolare. Si tenta, infatti, di mettere il bavaglio a tutta la stampa per togliere agli italiani il diritto di parola e di opinione, oltre che di informazione attraverso il controllo di tutte le grandi reti televisive pubbliche e private. Tra le tv locali, invece, ci sono quelle senza coraggio, né professionalità, che vivono di piccoli ricatti tipici della prima Repubblica: “se non mi dai i soldi, ti oscuro o ti ignoro”. UN SOLO PADRONE E' un quadro sconvolgente, allarmante, di una corsa verso nuovi padroni, che in realtà reincarnano i vecchi. Nel nostro piccolo e nella nostra città ci batteremo contro tutto questo. Non vogliamo essere contro gli altri, ma con gli altri, per costruire, non per demolire, come siamo abituati a fare a Molfetta. E, se proprio dobbiamo sceglierci un padrone, lo abbiamo già fatto: siete voi, cari Lettori, ai quali da oggi va tutta la nostra attenzione e il nostro rispetto, in una battaglia comune di libertà.
Felice de Sanctis - QUINDICI
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