Allarme sicurezza
15/07/2006 23.02.00
Tastare il polso dell'opinione pubblica è un po' il compito dei giornalisti nella loro funzione di mediazione fra il cittadino e il potere. È quello che Quindici fa ormai da oltre 12 anni, molte volte suonando un preventivo campanello di allarme, non sempre ascoltato, ma spesso rivelatore di situazioni poi puntualmente confermate dalla cronaca. Ci tocca talvolta il ruolo un po' scomodo di Cassandre e questo ci crea qualche inimicizia della quale poco ci importa, come poco ci preoccupano le lettere anonime, le scritte con gli insulti sui muri (c’è toccato anche questo) le minacce e le false notizie orchestrate ad hoc (le cronache dei rapporti fra alcuni giornalisti e i servizi segreti, hanno dimostrato come si possa fabbricare la controinformazione). A tutto questo abbiamo fatto il callo, perché chi serve la verità non ha nulla da temere, nemmeno dai cosiddetti «poteri forti» (o che credono di esserlo), perché, come diceva Gandhi, «la verità non danneggia mai una causa giusta». E le nostre battaglie di questi ultimi anni, ricordate nell'inserto del nostro giornale pubblicato in occasione del Decennale, ne sono una conferma: fatti (scritti), non parole o pettegolezzi da bar. L'allarme edilizia, quello della sanità, quello della questione morale (che ha turbato, chissà perché i sonni di qualche politico di infima caratura) sono tutti lì nelle nostre pagine, dov'è raccontata la storia di questa città. Oggi il nostro allarme, che in verità stiamo lanciando da tempo, è sulla questione sicurezza, che fa tutt'uno con la questione morale, che molti, troppi, si ostinano a non vedere. Eppure i segnali ci sono dallo scandalo dei farmaci a quello delle pompe funebri. Non sono episodi isolati e che nascono per caso, sono legati ad un clima di illegalità diffusa che si respira nella nostra città, dove nei giorni scorsi si è registrato anche un omicidio, legato sì a vicende familiari, ma che indirettamente richiama un nome, Reset, che per Molfetta ha rappresentato la fine di un ciclo di anni legati al traffico della droga. L'allarme sicurezza è avvertito anche dai cittadini, come confermano i risultati di un sondaggio realizzato sul nostro quotidiano in internet Quindici on line (www.quindici-molfetta.it) che ha visto prevalere nettamente i cittadini che vedono Molfetta come una città poco sicura, come scriviamo in altra pagina. I risultati delle ultime elezioni amministrative hanno confermato quanto la forza del denaro sia ancora determinante per creare consenso e come gli interessi personali possano avere la meglio su quelli collettivi. Ricordiamo, a tal proposito, quanto scriveva il grande saggista francese Alexis de Tocqueville in La democrazia in America (1835): «Tutto è permesso nell'interesse della società. E' questa una massima empia, che sembra essere stata inventata in un secolo di libertà per legittimare la venuta dei tiranni». Qual è l'interesse della società molfettese? La loi du seigneur est toujours la milleure (la legge del padrone è sempre la migliore), sosteneva il corrosivo scrittore francese del ‘600 Jean de La Fontaine. Intelligenti pauca. In una città dove bande di giovani si permettono di girare impunemente fino a sfregiare due ragazzi con i rottami di una bottiglia, si può stare tranquilli? E non si parli di episodi isolati, perché ce ne sono tanti che non vengono denunciati per paura. E le forze dell'ordine? Cosa fanno per garantire una maggiore sicurezza? Se sono insufficienti, che siano rafforzate. Se sono distratte, che siano allertate. Non sono forse le stesse che chiedono collaborazione ai cittadini per rompere il muro dell'omertà? Esiste il racket in questa città? Forse no, ma se si continua a parlarne senza motivo, si rischia veramente di favorirlo. Insomma, se esiste, si combatta. Se non c'è, o si hanno solo vaghi sospetti, è meglio tacere. Esistono situazioni che richiedono comportamenti responsabili e non infantili esibizionismi. Meglio agire concretamente nel silenzio, se si vuole arrivare a risultati concreti. La discrezione in certe situazioni e in determinati ruoli, è d'obbligo. Alla causa della sicurezza non servono proclami roboanti, ma azioni concrete, che finora non si sono viste. Due parole, infine, sulla politica. Se ne è parlato tanto in queste ultime settimane che hanno visto in primo piano elezioni politiche e amministrative. La gente ha scelto il governo, il consiglio comunale e il sindaco per i prossimi cinque anni. Che siano state le scelte migliori, ce lo diranno i fatti e le azioni di questi uomini. A noi non ci sono piaciuti i balletti dei soliti voltagabbana, le piroette «politiche» di personaggi e gruppi che avevamo ampiamente previsto (ah, la Cassandra!) e denunciato e siamo sicuri che ne vedremo ancora. Come quelle di personaggi «impresentabili» che hanno deciso di farsi rappresentare da altri per esercitare il ruolo sempre odioso del «burattinaio» (ricordate Gelli e la P2?) o di chi tiene due piedi in una scarpa (alcuni opportunisti che si scoprono Socialisti dell'ultim'ora?). Il filosofo Raymond Aron raccontava di aver passato la vita a far sapere a certa gente che non gli piaceva, noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di fare la stessa cosa. E continueremo a farlo: è questo il nostro ruolo, il nostro dovere, il nostro mestiere. Tocca ora al nuovo sindaco Antonio Azzollini (nella foto) far sì che gli opportunisti che pensano solo ai propri interessi, non trovino spazio in questa città, dove sono noti personaggi e storie personali di ciascuno, per cui non ci facciamo illudere da falsi perbenismi. E lui, novello Mandrake, il mitico mago ideato negli anni '30 da Lee Falk per i disegni di Phil Davis, dovrà anche dimostrare che si può governare la città part-time tra una votazione al Senato a Roma e una riunione di giunta o di consiglio comunale a Molfetta. Da Tommaso «uomo ragno» a Tonino «Mandrake» alla ricerca del futuro. È il destino di questa città. Quindici – 15.7.2006
Felice de Sanctis
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