Le emozioni blande
Un lungo periodo di transizione
15/12/2008 10.12.00
Stiamo vivendo un periodo di transizione. Forse sarà una transizione lunga, ma certamente nessuno è in grado di prevedere quanto durerà. Il recente crollo delle Borse e la crisi dei mercati e dell’economia globalizzata ci hanno riportato con i piedi per terra, cancellando in un sol colpo illusioni e speranze di una crescita infinita. E hanno fatto finire nel cestino della spazzatura anche le fantasie da finanza creativa di tremontiana memoria. Il sociologo Giuseppe De Rita del Censis, attento osservatore della realtà italiana, in un recente articolo sul Corriere della Sera ha analizzato questa fase della nostra società caratterizzata dal declino del conflitto a favore delle «emozioni blande». Insomma, l’attuale composizione sociale non presenta grandi situazioni conflittuali, secondo De Rita, che continua a battere il tasto della «poltiglia di massa», di quella «mucillagine sociale» priva di un orientamento collettivo. La poltiglia di opinione è sempre figlia di un’emozione in una società dove le singole realtà non si integrano, ma galleggiano. Vince un pragmatismo quotidiano, che, in una situazione di crisi economica e sociale, tende a conservare quel poco che ha, senza alcuna voglia di cambiare le cose, senza voglia di riformarle, senza desiderio di rivoluzionarle. Di questa situazione approfittano coloro che sono abili a fiutare «l’aria che tira» per accrescere il proprio potere, godendo di un «mellifluo consenso» che, in pratica, rappresenta una specie di dittatura morbida presente a Roma con Berlusconi e a Molfetta con Azzollini. E lo stesso De Rita afferma come il consenso oggi si conquisti facendo ricorso a emozioni blande e non violente, ricordando anche ciò che ha sostenuto il giurista Natalino Irti: viviamo in un tempo in cui non c’è più rappresentanza (di interessi, di bisogni, di opzioni collettive) ma «rappresentatività esistenziale», di messa in comune di emozioni e sentimenti individuali coltivati nella dimensione dell’esistenza, senza passioni e spessori di essenza. In questa situazione si spiega anche il successo di movimenti politici (lega e Di Pietro) che puntano al disagio esistenziale, come lo stesso nostro sindaco Antonio Azzollini che addirittura s’inventa un’inesistente «Punta Perotti molfettese» per cavalcare l’emozione e sollecita forzate solidarietà per confermare il consenso alle sue iniziative. A noi di Quindici non interessano le agitazioni politiche o le critiche fini a se stesse, ci sforziamo di analizzare e interpretare la realtà molfettese per offrire strumenti di riflessione, che vanno al di là della cronaca, ormai largamente diffusa dai giornali quotidiani on line, nostri e altrui. Non auspichiamo il conflitto, ma temiamo anche le «emozioni blande» che caratterizzando oggi anche buona parte della sinistra, ancora disorientata e alla ricerca di una identità in quella mucillagine sociale che sembra senza futuro (a cominciare dai giovani) e senza stimoli. Una condizione che favorisce proprio che sanno cavalcare l’emozione del momento. Alla vigilia del nuovo anno l’augurio che facciamo non è solo di un futuro di speranza, ma anche un futuro di riscatto da una situazione così intorpidita, da un letargo esistenziale e soprattutto politico destinato a farci diventare sempre più massa o singole individualità ognuna staccata dall’altra in una barca alla deriva, non più governabile. Malgrado tutto, noi di Quindici restiamo liberi e ottimisti e speriamo di trasmettere questo senso di libertà e tanta voglia di reagire anche ai nostri affezionati lettori, ai cittadini di Molfetta. Sono questi gli auguri che facciamo per il 2009, che sarà certamente un anno difficile, ma che potrà essere affrontato solo se riusciremo a conservare la voglia di cambiare soprattutto se riusciamo a farlo tutti insieme in un rinnovato spirito di solidarietà e altruismo. Auguri! Quindici - 15.12.2008
Felice de Sanctis
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