Metti una suora in... Borsa, il business è garantito
Curiosa iniziativa di otto clarisse in Belgio
27/03/1990 9.26.00
Metti una suora in... Borsa e il business è fatto. Le vie del Signore sono infinite, e i tempi sono cambiati. Se nel '300 San Francesco e Santa Chiara avevano abbandonato i piaceri della ricchezza e della vita borghese, alcune suore degli anni Novanta hanno pensato che non ci fosse nulla di male a rifare il percorso inverso. Il denaro, in fondo, non è più il diavolo. E' accaduto in Belgio, nelle Fiandre, dove otto suore clarisse hanno venduto il loro convento, scoprendo i vantaggi del profitto e il piacere degli investimenti. Con il denaro ricavato hanno comprato un vecchio castello in Francia, una grande Mercedes e cavalli di razza. Ma le "povere clarisse non hanno dimenticato una loro sorella più sfortunata, con qualche problema di salute, acquistando un'ambulanza extra lusso i suoi spostamenti. La vicenda sta creando seri grattacapi al vescovo di Bruges, Roger van Gheluwe, che aveva tentato in tutti i modi di impedire l'operazione... finanziaria. Ma più che il pastore, potè il "vil denaro" (50 milioni di franchi, circa 1,8 miliardi di lire). Naturalmente le "sorelle, hanno un alibi religioso: il castello nei Pirenei è più vicino a... Lourdes, del convento nelle Fiandre. Ma le suore belghe, a quanto pare, hanno una vera e propria vocazione per gli affari. Lo conferma un altro episodio che ha per protagonista la madre superiora di un convento di Nieuwport, sul Mare del Nord, sempre nelle Fiandre, suor Maria Legghe. Grazie ad eredità di un ricco zio, l'intraprendente religiosa ha comprato parte del convento, trasformandolo in un albergo a quattro stelle. Con l'aiuto di un buon architetto e di esperti muratori superiora ha modificato le celle in 18 eleganti suites, arredate in modo lussuoso, con bagni di marmo rosa e pavimenti in moquette. E' prevista anche l'inaugurazione di un ristorante, una sala da tè, una piscina coperta e una sala convegni, ogni albergo che si rispetti. Nella hall, tutta cristalli e porte automatiche dominano, naturalmente alcune ampie vetrine con oggetti religiosi non i soliti santini tradizionali, bensì raffinate creazioni di antiquariato sacro. L'hotel ovviamente, si chiama Clarenhof (da clarisse). Il vescovo contesta l'operazione sostenendo che Maria Legghe non sarebbe più né madre superiora né suora. Il Vaticano, infatti, avrebbe annullato il suo stato ecclesiale, proprio perché inconciliabile con la vocazione... affaristica. Il pallino della finanza la "suora manager" l'aveva manifestato già in passato, realizzando all'interno del convento una piccola industria per la produzione di ostie per la comunione, rifornendo tutte le chiese delle Fiandre. Per contattare i clienti, inoltre, suor Maria si spostava in Mercedes. La madre superiora, dal conto suo, replica al vescovo che lei è ancora in attesa di una risposta definitiva da Roma e giustifica l'apertura dell'albergo come obbedienza alla regola dell'ospitalità. Naturalmente su tutta la vicenda c'è la consegna del... silenzio!
Felice de Sanctis - La Gazzetta del Mezzogiorno
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