Per gli studenti sospesi, lavori socialmente utili a scuola
Condanna in provincia di Lecco: laveranno banchi, aiuteranno in segreteria
10/05/1999 13.02.00
Ricordate il fatale “7 in condotta” col quale si rischiava di finire bocciati a scuola? E le sospensioni o le “espulsioni”, accompagnate da sonori ceffoni dei genitori? Non parliamo poi, andando più indietro nel tempo, delle terribili punizioni corporali. Acqua passata. Del resto, sui loro effetti educativi è lecito nutrire dubbi. Alle soglie del Duemila, in tempi di “lavori socialmente utili” il preside dell’Istituto superiore “Greppi” di Monticello (Lecco) ha aggiornato le sanzioni, “comminando” a cinque studenti indisciplinati la “pena” della “sospensione socialmente utile”. Anziché rispedirli a casa, il capo d’istituto ha pensato ad una punizione più “pedagogica” e produttiva, facendo loro assaggiare il “sapore” del lavoro: nel tempo libero dovranno aiutare il personale di segreteria; lavare i banchi; pulire le tastiere dei computer. Sembra siano stati gli studenti stessi a chiedere che il provvedimento disciplinare della sospensione fosse convertito in una sanzione alternativa, una sorta di “arresti domiciliari scolastici” o “affidamento ai servizi sociali”, per intenderci. Finalmente una punizione intelligente e utile. Del resto di “marachelle” scolastiche è piena la letteratura e la vita quotidiana, da Gian Burrasca a quelle che tanti hanno compiuto tra i banchi di scuola. Non è capitato forse anche a noi al liceo di mettere la colla o una punes sotto la sedia del prof antipatico, nascondere un ranocchio nel tiretto della prof di matematica, pronto a saltare fuori al momento giusto e a far “saltare” la lezione o la lucertola nel registro del timido prof di italiano, che per un pelo non ha rischiato l’infarto? E quella volta che abbiamo giocato con lo scheletro nel gabinetto di scienze, legando fili di nailon agli arti superiori e inferiori, tirati ad arte per trasformarlo in una marionetta, in attesa del “colpo finale”: lo spavento della prof che cascava svenuta per terra (almeno mezz’ora di aria). Chi scrive, però, l’ha passata liscia: era il direttore del giornalino scolastico. Potenza del quarto potere. La Gazzetta del Mezzogiorno 1ª - 10.5.1999
Felice de Sanctis
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