Natuzzi story: l’uomo che ha messo a sedere l’America
Laurea honoris causa a Bari al “re dei divani”
06/12/2001 13.15.00
Ha messo «l’America a sedere» (su 5 divani venduti, uno è suo), ma ha solo la licenza elementare: per lavorare non ha avuto il tempo di andare a scuola. Oggi l’Università di Bari gli concede la laurea honoris causa in scienze della formazione. Pasquale Natuzzi (foto), il self made man di Santeramo, presidente dell’omonimo gruppo industriale produttore di divani in pelle, è orgoglioso di questa scelta, che premia una vita all’insegna della sfida, ma anche di indubbie capacità. UNIVERSITA’. La cerimonia si svolgerà il 10 dicembre prossimo nell’aula magna dell’ Ateneo di Bari, con la partecipazione del rettore, Giovanni Girone e del preside della facoltà, Giovanni Massaro. La laudatio per Natuzzi sarà pronunciata dal prof. Vito Gallotta della facoltà di scienze della formazione. Il neo laureato terrà la sua lectio doctoralis sul tema «risorse umane come leva strategica per lo sviluppo dell’impresa». LA VITA. Pasquale nasce a Matera il 24 marzo del 1940, il padre faceva il falegname e la madre doveva cercare di far quadrare i conti di una famiglia numerosa di ben 7 figli. Il futuro re dei divani capisce subito che è necessario darsi da fare: quando la famiglia si trasferisce a Taranto ha già voglia di cimentarsi con il lavoro. I libri? Quelli li prende di malavoglia, come dichiara egli stesso: «Non ricordo di aver mai preso un libro in mano...». E quando il papà, alla fine della scuola media gli dice chiaramente che è il momento di lasciare i libri per cominciare a lavorare, Pasquale non se lo fa ripetere due volte e comincia «all’americana», consegnando a domicilio il latte del negozio gestito dalla mamma, sempre alla ricerca di nuove attività per mandare avanti la famiglia e a fare il garzone della falegnameria paterna. Così il ragazzo eredita dal padre il mestiere di falegname, che trasformerà in quello di tappezziere. LABORATORIO. La «svolta» avviene a 15 anni, quando per sfuggire ai modi autoritari paterni, si rifugia da un altro artigiano che lo avvia a quella che sarà la fortuna della sua vita. Basta solo un anno al «ragazzo-prodigio» per imparare tutto ciò che gli serve per mettere su un laboratorio in proprio in un buco di tre metri per quattro, con una macchina da cucire usata, un martello e quattro forbici. Nasce qui il suo primo divano «ballerina» (aveva le forme di una danzatrice classica), prima espressione della sua vocazione. Ad appena 19 anni, solo con l’aiuto di 4 operai, riesce a produrre cinque salotti al giorno, o alternativamente, dieci poltrone letto. E l’incasso viene reinvestito nell’acquisto del materiale per il nuovo lavoro. Ma il mercato tarantino non offre molte possibilità: si vive alla giornata, con un guadagno appena sufficiente per vivere. MATERA. Così il «ragazzo» decide di trasferirsi a Matera, dove c’era carenza di tappezzieri e i cinque operai si lanciano in questa nuova esperienza, che, però, dura poco. Gli operai dopo qualche mese decidono di mollare e tornare a casa. E Pasquale ricomincia con un apprendista e, nel 1962, si lancia nella vendita di mobili. Ma non era quella la sua vocazione, tant’è che le cose vanno male (perde 143 milioni) e dopo cinque anni, decide di tornare al primo amore: i divani. L’avvio della nuova azienda si presenta abbastanza promettente e nel 1972 vanta già 20 dipendenti e un pezzo di terra, acquistato con il ricavato della produzione, in quella Santeramo destinata a diventare la capitale del salotto. Un anno dopo nasce il primo capannone di 3mila metri quadrati coperti. INCENDIO. Ma il destino aveva riservato una brutta sorpresa a questo giovane intraprendente e senza paura: l’11 agosto del 1973, un incendio scoppiato per un banale cortocircuito provocato dal capofabbrica che cercava di montare uno stereo nella sua mini («e dire che gliel’avevo regalata io quella radio», ricorda oggi Natuzzi), distrugge tutto il lavoro messo insieme con tanta fatica in quegli anni. L’assicurazione paga solo 5 milioni su un danno di oltre 200. Al danno si aggiunse la beffa: la perdita di 117 milioni di crediti bruciati con la documentazione che li attestava. E la banca decide di chiudergli il fido, come fanno anche i creditori. TRIONFO. Sembrava la fine, ma ancora una volta la determinazione e la capacità imprenditoriale di Pasquale ha il sopravvento. Trasferitosi nel capannone accanto, ancora in costruzione, senza porte, nè finestre («pioveva dentro quando lavoravamo e dormivo anche lì per difendere quel poco che mi era rimasto») riprende la produzione. Così il sacrificio viene premiato: la fabbrica comincia a marciare col piede giusto e dopo meno di due anni il fatturato arriva a sfiorare i 4 miliardi. E’ il lancio definitivo. Poi viene l’export. Pasquale capisce che quella è la strada da percorrere per crescere e lanciare l’idea della «democratizzazione del divano in pelle», un prodotto dal prezzo accessibile a tutti, una sorta di «casual moderno» di «jeans del divano», da utilizzare senza problemi. Liberando la propria creatività e inventando uno stile personalissimo Natuzzi raggiunge quel successo tanto inseguito e soprattutto meritato, con la quotazione a Wall Street e la realizzazione del colosso che tutti conosciamo». E oggi Pasquale Natuzzi la sua laurea honoris causa ha dimostrato di meritarla sul campo. La Gazzetta del Mezzogiorno - 6.12.2001
Felice de Sanctis
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