La scommessa della democrazia
15/05/1995 15.07.00
“Restituire la città ai cittadini” era lo slogan del sindaco Guglielmo Minervini, riecheggiato più volte nel corso della campagna elettorale, e divenuto poi la sintesi del suo programma amministrativo. A distanza di un anno è ancora un obiettivo possibile? Il nuovo sistema elettorale ha permesso giustamente di svincolare gli amministratori dai partiti, ne ha evitato condizionamenti clientelari, ma ha messo in crisi il ruolo di mediazione dei partiti, creando uno scollamento con la società. A Molfetta in particolare, questo fenomeno ha fatto emergere l'immagine di un sindaco autocrate, che copre anche spazi destinati ad altri soggetti politici, preferendo rivolgersi direttamente ai cittadini. In realtà il fenomeno è più complesso. Innanzitutto i partiti, dopo la riforma elettorale e il ciclone Tangentopoli, stanno faticosamente cercando di recuperare il proprio ruolo o meglio di adeguarlo ad una società in rapida evoluzione. Tale difficoltà si ripercuote nel consiglio comunale, dal quale non emerge una nuova progettualità, ne la capacità di rappresentare un luogo di elaborazione politica. A completare il quadro è arrivato il fenomeno Prodi, scompaginando alleanze elettorali locali e creando nuove potenziali aggregazioni. In tale scenario confuso, si inserisce il ruolo del sindaco, non solo a Molfetta. Cosa deve fare il primo cittadino eletto dal popolo? Sostituirsi ai partiti e dialogare con i cittadini, realizzando un'utopistica democrazia diretta? Coprire vuoti istituzionali? Non siamo per questa soluzione. Il problema è particolarmente sentito a Molfetta, dove, a differenza di altri Comuni, la giunta è realmente svincolata dai partiti. E' un bene o un male? Per dirlo, occorre aspettare i risultati finali. Riteniamo che, almeno come volume di atti amministrativi, la giunta Minervini, rispetto a quelle del passato, in un anno ne abbia prodotti in quantità tale da coprire l'arco di almeno un quinquennio. Un altro elemento da sottolineare ci sembra quello della fine del clientelismo: non mancano certo gli errori, alcuni anche macroscopici, ma favori non se ne fanno a nessuno. E, scusate se è poco. Quello che ancora manca è proprio la materializzazione dello slogan "la città ai cittadini". Ciò nasconde una difficoltà reale di dialogo con la gente, ma soprattutto una scarsa partecipazione degli stessi cittadini alla vita politico-amministrativa. Ecco perché occorre superare la vecchia mentalità della delega e del disinteresse dilagante. Questa città tocca a noi per primi cambiarla, se lo vogliamo. I nostri amministratori possono solo guidare tale cambiamento, altrimenti viene meno quella democrazia dal basso, premessa per un reale mutamento. Questa è la Molfetta che vogliamo. Quindici - 15.5.1995
Felice de Sanctis - QUINDICI
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