La giungla delle tariffe
04/05/2001 9.06.00
Per i consumatori la giungla delle tariffe rappresenta un vero problema, soprattutto a causa di aumenti ingiustificati o motivati da presunti aumenti dell’inflazione. In questa escalation tariffaria il cittadino appare indifeso, anche perché le tariffe vengono imposte d’autorità e ti arrivano a casa attraverso le varie bollette con l’obbligo di pagare in tempo, pena l’aggravio dei diritti di mora. L’aumento medio della spesa di una famiglia italiana per le utenze domestiche (acqua, gas, energia elettrica e rifiuti) ha indotto la Federconsumatori nazionale ad effettuare un’indagine a campione in 18 città italiane effettuando una comparazione (aggiornata a dicembre 2000), sulle tasse/tariffe per un confronto con l’indice di inflazione registrato e sulle motivazioni che presiedono a tali variazioni di spesa annua. Il «monitoraggio» è stato fatto elaborando dati attraverso un confronto tra il ’97 e il 2000. ACQUA PIU’ CARA Esaminiamo la situazione dell’acqua. Ipotizzando un consumo di 200 mc. di acqua e calcolando la spesa del nolo contatore, del canone fognatura, del canone depurazione, delle tariffe per fasce di consumo con tutte le variazioni intervenute £./mc x 200 con l’aggiunta del 10% di Iva, risulta che la media nazionale registrata sul campione della Federconsumatori è stata: nel 1997: £. 325.616 (0); nel 1998: £. 330.040 (equivalente a +1,4%); nel 1999: £. 347.754 ( +5,4%); nel 2000: £. 349.490 (+0,5%). Si registra, pertanto - dice la Federconsumatori - nel triennio ’97-2000, un aumento di £. 23.874, corrispondente a + 7,33%, sicuramente superiore all’inflazione. Nel triennio ’98-2000 il totale dell’aumento dell’inflazione è stato del +6,2% (nel ’98 +1,8%; nel ’99 +1,7%; nel 2000 +2,7%). ESCALATION TARIFFE Sul piano degli aumenti, per ciò che concerne l’acqua, dopo i cospicui aumenti che vi erano già stati nel 1996, pari all’8%, nel 1997 rispetto all’anno precedente vi era stato un altro aumento dell’11,2% su base annua, determinato dall’aumento a partire dall’1/1/97da £. 400 a £. 500 al mq. del canone di depurazione. Per il 1998 la delibera del Cipe n. 248 del 18/12/97 consentiva aumenti molto contenuti: non a caso l’aumento registrato della spesa annua per un consumo di 200 mq per famiglia, sulla base del campione di questa indagine, si è attestato al 1,4%, al di sotto del tasso di inflazione registrato per quell’annuo. Nel 1999 a seguito dell’assoggettamento ad Iva al 10% del canone di depurazione e fognatura e della possibilità di aumenti delle tariffe consentiti dal Cipe, l’aumento è stato del 5,40%, pari a tre volte il tasso d’inflazione. «Nel 2000, sempre in applicazione della delibera del Cipe, sulla base dei dati rilevati fino a marzo nelle città campione oggetto dell’indagine - dice l’avv. Domenico Romito coordinatore della Federconsumatori Puglia - abbiamo registrato un aumento dello 0,50%. Tenendo conto che alcune città hanno deliberato aumenti dopo la nostra rilevazione, è prevedibile che l’aumento per il 2000 si attesti al 1 -1,2 % sempre al di sotto del tasso di inflazione tendenziale registrato (2,7 a dicembre 2000). Nel 2001 è stimabile un aumento della spesa annua contenuto nel 2-2,5% stante i vincoli presenti nella delibera del Cipe n. 62 /2000». COME RIDURRE Quale strada percorrere, allora, per ridurre i costi per il cittadino del consumo dell’acqua? Secondo la Federconsumatori si dovrebbe rilanciare l’impegno di governo, parlamento, regioni ed istituzioni locali per superare i ritardi nella applicazione delle leggi regionali attuative della legge Galli, anche per evitare le notevoli differenze che si registrano nelle tariffe, nelle fasce di consumo e nella spesa annua per famiglie. E’ più che mai urgente ottenere dalle miriadi di gestori un processo di razionalizzazione, trasformazione e innovazione mediante aziende pluriservizi a ciclo integrato. Inoltre sarebbe auspicabile un processo di graduale perequazione tariffaria e delle fasce di consumo in ogni Ato (ambito territoriale ottimale, ma su quali debbano essere questi ambiti, regionali, provinciali, è in atto una guerra tra gli enti locali), oltre che un sistema capace di equilibrare i costi di gestione, di assicurare i necessari investimenti per il servizio, di garantire tariffe più comprensibili per gli utenti, uguali in ogni ambito territoriale, superando la giungla di tariffe, di fatturazioni, di letture ed interessi di mora per ritardo pagamento. GESTIONI EFFICIENTI Un contenimento delle tariffe si può attuare con gestioni più efficienti anche attraverso l’applicazione del metodo del Price-cap, cioè prevedere una riduzione programmatica delle tariffe in relazione agli obblighi di maggiore efficienza previsti dai contratti di programma. Auspicabile anche l’attuazione di «contratti di programma di erogazione del servizio» definiti dai «Nuovi soggetti» (previsti dalle leggi regionali attuative della legge 36/94) che devono prevedere alcuni punti importanti: 1) La promozione di una cultura del risparmio e della qualità della risorsa idrica attraverso campagne informative; 2) l’adozione generalizzata e il monitoraggio delle Carte dei servizi con il coinvolgimento delle Associazioni dei consumatori e utenti; 3) il superamento del minimo impegnato modificando il contratto ed introducendo agevolazioni per la messa in opera dei contatori per singola unità abitativa laddove non ci sono. Sul problema delle tariffe, insomma, le associazioni dei consumatori sono agguerrite: la battaglia è appena cominciata.
Felice de Sanctis - La Gazzetta del Mezzogiorno
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