CINA. I contadini nel cuore
25/02/1992 6.53.00
Dal nostro inviato PECHINO - Per comprendere il meccanismo di potere in Cina occorre considerare che il cuore del sistema è il Partito comunista, che domina su tutto, dal vertice alla base. Il partito, in teoria, dovrebbe essere un organo distinto e separato dallo Stato, ma in pratica ciò non avviene, in quanto i suoi dirigenti sono anche funzionari statali ed è il Pc l’artefice della politica del governo. La piramide del potere ha al suo vertice il segretario generale che dirige il principale organo decisionale del Partito, i cui membri occupano le posizioni chiave in tutte le istituzioni governative, anche periferiche. Sotto il controllo del Pcc c’è anche l’Armata popolare di liberazione, una forza, imponente di 4 milioni di uomini e donne (da qualche anno la stanno riducendo di 1 milione), integrata e rafforzata da una milizia di riserva, forte di 75 milioni di uomini. La nomina del primo ministro spetta anch’essa al partito ed è successivamente approvata dall’Assemblea nazionale popolare che si limita ad avallare le decisioni del Pc. Il primo ministro presiede il Consiglio di Stato o Consiglio dei ministri, composto da numerosi responsabili di economia, affari esteri, commercio estero, sicurezza e affari sociali. I membri del Pcc, a tutti i livelli dell’apparato governativo, controllano che ogni ministero segua le direttive del partito, i cui uomini sono presenti anche nei più remoti villaggi, con la responsabilità di regolare la vita sociale ed economica dell’intera comunità. Il nuovo sistema, apparentemente complicato, ha rivoluzionato la società cinese, elevando enormemente il livello di vita delle classi più povere a prezzo di privare altre classi sociali (dirigenti d’industria, professionisti e intellettuali) del loro benessere (abitazioni più grandi, domestici e vestiti di qualità). Da alcuni anni, con le riforme di Deng, le cose, però stanno cambiando e intellettuali e professionisti stanno riconquistando i ruoli perduti durante la rivoluzione culturale. I funzionari del partito e quelli dell’esercito fanno parte della categoria dei privilegiati: nessuno vive nel lusso, però possono permettersi privilegi negati a un operaio o a un contadino (migliori impieghi, rapide promozioni, accesso a negozi speciali; luoghi di villeggiatura e cure mediche). Fanno parte del partito ben 40 milioni di persone, appena il 4% della popolazione. Accedervi, infatti, non è facile. La selezione è molto rigida. Requisito indispensabile è «una buona origine di classe», cioè essere figli di contadini (che restano sempre nel cuore dei dirigenti comunisti). I figli e perfino i nipoti dei proprietari terrieri ne sono esclusi d’ufficio. Occorre, poi, dimostrare, nel corso di un anno di prova, un particolare zelo ideologico. C’è, comunque, sempre il rischio di adeguarsi alla linea politica del momento e accorgersi da un giorno all’altro che tutto è cambiato, con la possibilità di finire in campi di lavoro di «rieducazione». La Gazzetta del Mezzogiorno - 25.2.92
Felice de Sanctis
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