CINA. Donne senza più occhi a mandorla
I sogni dei giovani
20/03/1992 10.01.00
Dal nostro inviato PECHINO - Negli ultimi quattro anni la Cina ha fatto passi da gigante, superando i ritardi del passato, soprattutto sul mercato del lavoro, dove è iniziata una corsa ai nuovi mestieri che permettono di guadagnare di più e di migliorare il proprio status sociale. Sono soprattutto i giovani i protagonisti del cambiamento. Un Paese di contadini si avvia a diventare una nazione dove il terziario conterà sempre più. Anche la donna, l’«altra metà del cielo» si ormai emancipata. Nell’88, ad esempio, c’è stata una corsa da parte di centinaia di studentesse universitarie alla ricerca di un posto di hostess. Già verso la metà del ‘91 questa preferenza era in declino. Ora tutte vogliono fare le modelle. Tre cinesi su 10 puntano a questo obiettivo che permette di guadagnare bene (dai 300 ai 2.000 yuan al mese, quasi mezzo milione di lire, un sogno in Cina), di viaggiare molto e di diventare famose. E’ un gran progresso per un mondo dove «la parte più dura da vivere è quella della donna — come scrisse Enzo Biagi — non ha scelte, tutti dispongono di lei, non sfugge alle fatiche, nè alle regole dell’obbedienza». E molte ragazze oggi, come le loro coetanee giapponesi, vanno dal chirurgo per farsi modificare all’occidentale il taglio dei loro occhi a mandoria. Sta nascendo, quindi, un’altra tendenza tutta capitalistica quella dell'apparire che si manifesta anche nell’aspirazione, meno ambiziosa, di partecipare a qualche spot pubblicitario televisivo o finire sui calendari. Si moltiplicano, perciò, i concorsi di bellezza e le sfilate di moda. E avanza il consumismo, quel virus tutto occidentale che, lentamente ma inesorabilmente, porterà alla fine del comunismo. Basti pensare a ciò che è avvenuto a Xian, il paese dei famosi guerrieri di terracotta, dove alcuni funzionari del partito comunista sono riusciti a convincere la locale stazione televisiva a «investire ben 400mila dollari in un megagalattico centro dei divertimenti stile Los Angeles: una via di mezzo tra una discoteca, un night club e un karaoke bar, pieno di belle ragazze in calzamaglia e minigonna». Lo rivela la corrispondente dalla Cina di «Avvenimenti», Chiaretta Zucconi. E’ certamente un’iniziativa poco ortodossa col comunismo, ma che sta producendo affari a palate: ogni sera fino a notte fonda c’è il pienone in questo locale, forse il più caro di tutta la Cina (10 dollari per l’ingresso, senza consumazione), solo per vedere sfilare alcune modelle a ritmo di musica. Ma anche i maschi si danno da fare, soprattutto nel campo degli affari. Ecco l’identikit dei primi yuppies cinesi: 30-40 anni, inglese perfetto, studiato all’Università o appreso dalle trasmissioni radiofoniche della «Voice of America», immancabile valigetta 24ore, vestiti firmati, e soprattutto un nome straniero al posto di quello cinese. Obiettivo: far carriera in una delle numerose compagnie straniere presenti in Cina (sono 1.300 solo a Pechino). E per riuscire pagano il prezzo di alcuni sacrifici: un lavoro duro con orari rigidi dalle 8 del mattino alle 6 del pomeriggio (i cinesi, invece, nel lavoro sono abituati a lunghe pause, che ne allungano la durata), con molti straordinari e appena mezz’ora per il pranzo (a differenza delle due ore di un ufficio cinese). Ma gli stipendi occidentali sono molto più alti di quelli locali e per i giovani cinesi questa è l’unica possibilità per vivere meglio, in ambienti sani, riscaldati, soprattutto liberi, senza controllo del partito. Hanno, così, la possibilità di comprarsi la casa, i mobili «italiani» (i più desiderati) e l’auto giapponese: nell’antica Cina i mandarini venivano chiamati «quelli che mangiano la carne», in quella di oggi, quelli che contano sono «coloro che viaggiano in auto». La Gazzetta del Mezzogiorno - 20.3.1992
Felice de Sanctis
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