Dal vostro cinturato speciale
Adesso è più facile non guardare gli antipatici
28/04/1989 10.21.00
Primo giorno da... cinturati. Eravamo allegri ieri mattina: ecco arrivato il gran momento. Già mercoledì eravamo stati presi dall'«ultima tentazione» di provare le cinture. Poi ci abbiamo ripensato: no, non vogliamo perdere l'emozione del primo giorno di... scuola. E così è stato. Ieri mattina tutti disciplinati ci siamo autolegati al sedile (con un pensiero all'Alfieri: «volli, e volli sempre, e fortissimamente volli» allacciare le cinture) ed è cominciata l'avventura nel traffico cittadino. Ci siamo subito sentiti diversi: l'impatto psicologico delle cinture è incredibile, ti fa sentire sicuro, a prova di tamponamento... tanto ci sono le cinture! Mi accingo a partire, ma mi accorgo che ho dimenticato qualcosa su in casa. Nessun problema: basta pigiare il pulsante e la cintura ti libera in un attimo (attenti al moschettone, che ve lo ritrovate sul naso). Un salto a casa e di nuovo in cintura. Metto in moto e comincio a far manovra per uscire dal parcheggio. Ma ecco la signora della... macchina accanto che annaspa, agita la manina, ci chiede soccorso. Un altro colpetto al pulsante, scendo dall'auto le corro incontro e la vedo alle prese con i soliti... ferri. “Maledetta cintura, non riesco a sistemarla bene”, esclama la donna. Allora le spiego il funzionamento con una buona dose di consigli pratici e l'aiuto ad indossarla. Finalmente posso tornare all'auto e provare l'ebbrezza del traffico. Prima osservazione: queste cinture affratellano, ci fanno sentire "legati" in un'unica famiglia (ha ragione il Poeta: aver compagni al duol, scema la pena). Ieri mattina si sono sprecati i saluti fra i cinturati in auto, quasi a dire: “vedi, ce l'ho anch'io”. E' anche difficile litigare: occorre sganciare la cintura, uscire dall'auto, affrontare l'avversario, poi risalire (se tutto va bene), riagganciare e ripartire. Troppo complicato, meglio lasciar perdere. Bravo, ministro Ferri, questa non 1' avevo prevista! Arrivo in centro e cerco di parcheggiare. Individuo un'auto che sta per andar via; un colpo al freno e subito inserisco la freccia per prenotare il suo posto. Dietro di me una lunga fila. Il conducente ha dimenticato di allacciare la cintura. Si ferma. Armeggia per qualche minuto con difficoltà. Poi la pazienza mia e di chi mi segue comincia a cedere. Azzardo un colpo di clacson. Ottengo l'effetto contrario: il signore è più "incasinato" di prima. Ancora un... attimo di pazienza, poi nuovo sollecito. A questo punto il signore, tutto rosso in viso, ma ormai allacciato, sporge a fatica la testa dall'auto e mi fa: “mi scusi, ma queste cinture...”. E così sfuma la rabbia verso il compagno di sventura. A mia volta tento di metter fuori la testa dal finestrino per sussurrare agli inferociti “colleghi” in coda: “è per via delle cinture, un po' di pazienza”. Allora, come nel vecchio «gioco del telefono» che facevamo da bambini, una testa dopo l'altra, la "scusa" viene rilanciata fino all'ultimo malcapitato in coda (chissà cosa avrà capito il poveretto?). Alla magica parola “cintura”, tutti si acquietano. (Deve fare proprio paura questo ministro con la barba e il piglio severo del magistrato). Seconda osservazione: le cinture ci evitano anche altri problemi, come quello di dover guardare in faccia gli antipatici. Ieri ho notato che nessuno ti fissava in viso; tutti gli occhi erano puntati al petto per vedere se avevi la cintura. Altro che la solerzia dei vigili urbani, questo è un efficace sistema di... controllo incrociato. A furia di agganciare e sganciare (lo avrò fatto una trentina di volte), ieri sera ho avuto una piccola delusione quando sono andato a dormire: ho cercato invano le cinture per agganciarmi al letto. Terza ed ultima osservazione (ma si potrebbe continuare ancora): bella trovata questa delle cinture, è l'unico sistema per legare e mettere... ai ferri, un popolo di... “slegati”. La Gazzetta del Mezzogiorno 28.4.1989
Felice de Sanctis
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