PERSONAGGI - Maranghi, l'erede "testamentario" di Enrico Cuccia
28/06/2000 11.18.00
E' l'erede "testamentario" del grande vecchio. Si dice che sia stato addirittura investito post-mortem dal suo nume tutelare attraverso una serie di lettere sulla cui esistenza, come in tutte le cose del patriarca, c'è un grande mistero. Ad attestarne l'esistenza sono stati i giornali che hanno "rivelato" che sia stato Enrico Cuccia in persona ad esprimere la volontà che Vincenzo Maranghi, 62 anni, rimanesse al suo posto di amministratore delegato di Mediobanca, designandolo come successore. Il suo secondo grande "protettore" è sicuramente Cesare Romiti che lo ha sempre sostenuto e al quale, forse, deve la riconferma, puntualmente avvenuta, anche se, per ora, solo per tre anni. Ma la vera scelta è stata fatta dal grande timoniere, che fa ancora paura, anche da morto (il Paradiso può attendere), per cui nessuno ha voluto sconvolgere gli equilibri consolidati nel salotto buono della finanza italiana. La riconferma, anche se a termine, per un anno e con due vice, del presidente Francesco Cingano, 78 anni, rientra in questa linea di "continuità", in una sorta di gerontocrazia sovietica tendente a pietrificare lo status quo, per evitare traumatici cambi della guardia. E così Cesare Geronzi, presidente della Banca di Roma e quindi principale azionista di Mediobanca, candidato già in odore di presidenza, dovrà aspettare, anche perché non vuole rinunciare alla "sua" banca. Poi passato il trigesimo e l'anniversario della scomparsa di Cuccia, i giochi si riapriranno. Anzi sono già riaperti. Maranghi non sarà come il suo padrino, un uomo solo al comando: quell'epoca è finita con il suo artefice. Ma chi è questo personaggio misterioso, che oggi regge le sorti della più grande banca d'affari italiana e dal quale dipenderanno anche operazioni finanziarie importanti per l'economia, oltre all'assetto futuro della "galassia" capitalistica italiana. "Ciucio" per gli amici, nasce come giornalista del Sole 24 ore a 22 anni nel '60. Ma la vita di redazione gli sta stretta e guarda al grande vecchio di via Filodrammatici (oggi piazzetta Cuccia) e cerca di entrare alla sua corte. Ci riesce senza tante difficoltà sia per capacità, sia per tradizioni "familiari": la moglie Anna Castellini Baldissera appartiene a una famiglia di banchieri. Bastano pochi anni, e un comportamento in linea con le abitudini del maestro (riservatezza, freddezza, fedeltà assoluta), per conquistarsi la sua fiducia e divenirne il "delfino" e la sua ombra. Lavora in simbiosi col capo: impossibile distinguere le decisioni di uno e quelle dell'altro. Simili perfino modi e gesti. I maligni attribuiscono i meriti a Cuccia e gli errori a Maranghi. Ma lui non si scompone: accade sempre così quando si vive all'ombra di un mito. E' il 1988 quando giunge l'investitura ad amministratore delegato e direttore generale, ma don Vincenzo dovrà aspettare 12 anni per succedere al capo, che rivela una rara longevità. Personaggio complesso, non ispira certo simpatia. Chi lo conosce bene lo definisce schivo, ma anche ruvido e impulsivo, caratteristiche forse attenuate un po' dall'età matura. Accanito fumatore di Camel, manicheo, divide il mondo in amici e nemici ed è portato ad instaurare rapporti gerarchici, più che paritetici, per cui è allergico ai lavori in team: ordina, non discute. Rigoroso, fedele (ha sempre obbedito alla lettera), grande lavoratore, generoso solo con le persone che rientrano nella sua simpatia, si è sempre considerato l'unico "interprete autentico" del pensiero di Cuccia. Algido, la vanità non appartiene al suo carattere e, come il suo "inventore", non cerca il consenso, non aspira al piacere, ma al potere, quello vero che non appare, ma conta e incide. Ha una visione arcaica (ma molto italiana) della finanza caratterizzata da un'azione difensiva, da blindature di società, da partecipazioni incrociate, che non favoriscono lo sviluppo e la creazione della ricchezza, ma consolidano l'esistente: un po' il grande male del capitalismo italiano delle grandi famiglie. Il modello è l'hausbank, la banca di casa, punto di riferimento sicuro per l'imprenditore. Da novembre a marzo, quando scadrà il patto di sindacato, si deciderà il destino di Mediobanca, dopo l'ingresso dei nuovi consiglieri (Doris, Biasi e Fresco e a breve anche Colaninno). Allora le azioni si conteranno. Una rivoluzione per una banca dove le azioni si sono sempre solo pesate e non contate, come amava ripetere il grande timoniere della finanza italiana. La Gazzetta del Mezzogiorno - 28.6.2000
Felice de Sanctis - La Gazzetta del Mezzogiorno
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